Ginco (pt.1)

La realtà alle volte può nascondersi tra le righe di un racconto e può succedere, talvolta, che sia la quotidianità ad aiutare a creare una nuova realtà dai contorni netti e definiti fatti di caratteri e finto inchiostro.
Quello che segue è un racconto dove il finale non è ancora stato scritto, la trama si sta compiendo sotto i vostri occhi nascosta a chi non sa cercarla.

 


Pioveva il giorno in cui incontrai, per caso o per destino, questo caso e la stessa pioggia cade oggi: il giorno in cui questa storia finirà. Il cielo è grigio e basso, a differenza di quel giorno oggi fa freddo. Stanotte forse questa pioggia gelerà fino a diventare neve e ricoprirà di bianco la città come i corpi esanimi davanti ai miei occhi, spettatori di questa strana storia.

L’estate scivolava lenta , oltre i soliti venditori di fumo non c’era nulla a farci eccitare un po’ solamente afa e birre calde. Passavo le giornate a trascinarmi tra la veranda ed il congelatore. Avevo preso la buona abitudine di iniziare a farmi i ghiaccioli per conto mio. Una bottiglia di vodka mi durava il doppio del tempo.
Poche persone venivano a chiedermi aiuto e quelle poche erano per lo più indagini da poco conto, se così si possono definire tradimenti coniugali e non, animali scomparsi e persone affette da manie di persecuzione. Sono stato cacciato dalla Polizia con disonore, non ho più il distintivo e lo stipendio. Le manette e la pistola l’ho tenuta senza dirglielo a quelli della commissione interna.
Quella sana adrenalina che scende attraverso il corpo e che ti fa dire – Cazzo! Amo il mio lavoro! – la conoscete? È questa la sensazione che cercavo ogni giorno vissuto in questa città ma oggi non c’è niente. La piacevole sensazione di riuscire a fare la differenza e rendere più sicuro e migliore questo posto oggi sembra svanita lasciando spazio all’arrendevolezza.
Sono un investigatore, o meglio ero, a cui piacciono i supereroi e la pizza fredda. I che casi che seguivo li studiavo, mi immedesimavo, vivevo gli indiziati e le loro vittime. Pensavo come il mio obbiettivo, diventavo il mio obbiettivo. Tanto da diventare indesiderato tra le Forze dell’Ordine. Oggi mi è rimasta solamente la rabbia per essermi arreso ai ghiaccioli fatti in casa e non essere riuscito a rendere migliore questo posto. Ho due collaboratori, il classico pacchetto base che ogni onesto lavoratore nel mio campo ha: l’informatico e la lingua lunga. Le uniche due persone che mi sono rimaste vicine dopo aver cercato di far cadere il capo della Polizia ma la corruzione ha braccia lunghe ed il suo abbraccio è più forte di quello di una madre.
Se avete visto Dick Tracy allora potete immaginare come sono e chi sono stati i miei compagni. Sono un free-lance della Giustizia, collaboro ancora con i piedipiatti dal mio ufficio da casa di mia figlia. È qui che vivo e lavoro, fumo almeno un pacchetto di sigarette ogni giorno. Nonostante l’odio devo mandare avanti tutto questo e risparmiare per mandare mia nipote il più lontano dalla città e da me, il futuro di Tania deve essere migliore del mio e dei suoi genitori. Sono il suo tutore legale e queste quattro mura sono le uniche cose che le hanno lasciato.
Tutte le volte che mia nipote organizza un pigiama party mi siedo a fumare e lavorare sulla veranda. Ne organizza molti oggi per fortuna è fuori e la casa è silenziosa stanotte.
Fumo e bevo il primo ed ultimo bicchiere della giornata quando nella mia testa sibila un pensiero.
– Quanti giorni sono passati dall’ultimo caso risolto? La città non sta dormendo, quando è silenziosa è più pericolosa , cosa sta nascondendo? Cosa vuole? Chi vuole? –

Entrai in casa, seduto sul divano presi la cornetta del telefono e chiamai lingua lunga.
«Pronto?»
«Puoi parlare?»
«Sei ancora tu? Non sono uno che si dimentica facilmente le cosa, credi di parlare con un vecchio a caso?Ho 83 anni ma ancora ricordo tutto. Noi due ci siamo già sentiti 30 giorni fa e come ti dissi allora togli il mio numero dalla tua dannata lista di telemarketing e vai a farti fottere»
Click.
Le nostre telefonate cominciano così molto spesso, la mia cara lingua lunga non vuole che si sappia quale sia il suo vero gioco o desiderio, le si insinua silenziosa, striscia e si arrampica e poi stringe e serra le labbra in quello che potrebbe essere la più bella od atroce fine mai provata.
Il circolo bocce che frequentava era diventato il suo paradiso, un luogo pieno di uomini soli come lui e ben disposti a farsi fare una sega da un piacente ultra ottantenne.
Ogni volta mi domando se abbia qualcosa per le mani quando mi risponde al telefono. La domanda a cui non troverò mai risposta è perché ogni volta deve inventarsi una storia, diversa e sempre simile, su venditori telefonici che lo molestano.
La mia pulce nella rete è mia nipote Tania. Dorme dalla sua migliore amica stasera.
Faccio il suo numero. Squilla.
«Nonno?! È successo qualcosa?»
Sta dormendo e l’ho svegliata lo sento dalla sua voce assonnata e preoccupata.
Imposto la voce gutturale e profonda come quella di Bat-man.
«Tieniti pronta».
Click.