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Una mano en la cintura:

fgmmfffgrrnfrr,
una mano en la cintura:

fgmrfffgrfr,
un movimento sexy

mrgmffgrrn
en un movimento sexy.

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Una mano en la cintura:

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un movimento sexy

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Hai ragione. Partiamo da questo punto. Hai ragione una persona che ti vuole bene si spera capisca cosa porta ogni azione e (Mauro, forse lo ricordi eravamo amici dalle elementari fino a quando non abbiamo più parlato per colpa mia e poi cercando una riconciliazione non l’ho ottenuta ma è un’altra storia) gli effetti che hanno le parole e la forza che hanno le emozioni che ci passano in mezzo. Lo sapevo dal primo giorno che “io sono fatta così e potrà succedere, quando accadrà io sarò tagliente”, ho la lingua di serpente” o ancora meglio: “io sono quassù e tu sei laggiù “. Ho accettato quello che avevo davanti anche se sapevo fosse una scalata non una storia..la storia di una scalata. Lo sapevo e l’ho anche già vissuto un momento simile e forse sono state le ore più brutte mai vissute. Lo sapevo. Non è giusto e lo so. So una cosa però che ogni istante negli ultimi tre anni ci sono stati momenti che hanno un eco. L’eco che in ogni altra realtà parallela, quantistica, probabile e possibile è impossibile che non possa accadere quellattimo in cui ci siamo conosciuti ed innamorati. Quell’attimo in cui per la prima volta ci siamo baciati ed è iniziato a succedere tutto ed è qualcosa che riaccadrà di nuovo o è già accaduto o sta accadendo adesso o, spero, dovrà ancora accadere. In ogni possibile possibilità questi tre anni (che in tempo reale o gioco effettivo è pochissimo) saranno uno dei nodi della mia esistenza. Arrivarci darà solamente un risultato diverso, uguale o contrario ma è qualcosa che non potrà non accedere. La differenza è che questo, chiamiamolo bivio, non ha una terza via. In questo bivio siamo o non siamo. In realtà la cosa che mi dà più fastidio è che questi tre anni mi hanno fatto pensare agli istanti del mio passato in cui ho scelto. Ho ripensato alle mie scelte, ho pensato troppo in realtà, ma ogni pensiero ogni possibilità che ho studiato avrebbe sempre e comunque portato a lei. Lo credo perché adesso sto scrivendo a te e non siamo un libro di P.K Dick (Philip Kindred [!!?] Dick aka PaperiNik Dick). Lo credo perché qui dentro di me succede così. Starò impazzendo, spero, ma in questi ultimi anni mi sono sentito come l’alieno buono di ‘Man in black 2′. Ho visto e vissuto ogni possibilità che la mia mente potesse vedere e capire. Ho visto e vissuto ogni istante di estrema gioia, di estremo dolore e soprattutto una vita che non vivrò mai, qui. Provo a smettere di pensare, di sognare e di illudermi di una storia d’amore che lo è solo per me ma non riesco, almeno non ancora. C’è stato un momento in cui tutto poteva essere come quel meraviglioso universo in cui ci siamo incontrati e non abbiamo smesso di stare insieme e c’è stato subito dopo la consapevolezza che, qui ed adesso insieme, è una mia illusione. Ho dato tutto, mente cuore ed anima ed ho avuto come finale una buca dove potermi adagiare e lasciarmi seppellire di ogni sbaglio fatto. Uno alla volta fino al punto in cui per poterne uscire dovrei morire per nascere di nuovo. Il problema è che non voglio rinascere, voglio un posto tutto mio dove poter rimanere. In realtà mi sento già lì sotto (vedi il caso…aveva ragione io sono laggiù) e diverse badilate di terra le ho già addosso, ho provato a scrollarmele di dosso, l’ho fatto senza troppa fortuna, dal badile siamo passati al jcb. Sto pensando che uno dei modi di uscire da quel buco (lei ho reso solo più profondo non lo ha creato ci ero già, non è una giustificazione) e la musica oltre allo scrivere e troverò la farò dovrò superare un bel po’ di lacrime ma forse il saper nuotare benissimo mi aiuterà.





Come
quando,
fuori
piove,
avvisto
guardo
cerco.
Terra?
Nuvole
pioggia
Morgana.
Onde
sulla chiglia
che
scricchiola.
Domani
è speranza,
sole
vento,
dove guardo
trovo.
Senza
cannocchiale
vedo
il
fondo:
del bicchiere,
della bottiglia,
della chiglia
che affonda.
È notte
e domani sta arrivando.
Il grog è finito
e
questa notte deve ancora cominciare.
L’ho vista
ed in fondo
affondo
da prima
che sia necessario.
Passerella
cammino
sull’asse.
Sento i miei passi,
li sento scricchiolare,
sento il legno,
marcio e
sento le urla
e sento le risa e
sento che oggi non diventerà domani.
Sole
mare
infinito e
sfinito
cado.
Secondi
necessari
a far cessare
il momento in cui toccherò
la spuma di un’onda
che si infrange
su quella chiglia
dove sbatterò
la testa e
che domani
affonderà
senza di me
e si fonderà
dove ho visto
quel mostro
quell’incubo
il Kraken che è diventato
istante
infinito nel mio salto.
E mi guarda
senza
giudicare
la mia fine,
l’inizio,
il presente e
mi guarda sapendo
che sopravviverò.
Mi guarda sapendo
che prima o poi
tornerò.
Nel buio,
nella solitudine
infinita fatta di un mare
in tempesta
che scruta ogni paura.
inghiotte ogni speranza
fino a sputarla
lì in un luogo
dove non esiste
luce o
presente o
passato o
futuro.
Lì dove
inizia il futuro e nel
presente
dove non c’è passato.
Come
quando
fuori
c’è il sole
e cerco
di capire
a che ora sarà
il tramonto.
Come
quando
mi sono imbarcato
cercando un futuro
a forma di X.


Vorrei
vederti
ballare.
Vorrei
ballare.
Vorrei
vederti.
Vorrei rincorrerti:
perdendomi nei nostri occhi.
Ballando:
mi perderei nella tua danza
e volendo
potrei continuare a tenerti con una mano sulla vita e
come se fosse
la vita.
Come se fosse quando ti stringo e piove.
Come quando vorrei iniziare a ballare e vorrei fosse venerdì,
e vorrrei essere lì in quel momento
quello dove non dovre essere lì,
quello in cui sono lì.
Quello in cui dove siamo una cosa sola.
Quel momento in cui ci stiamo ancora cercandoci
come in quel momento in cui ci sfioriamo le dita
ed in quel momento dove ci afferriamo
in quel momento ed in cui siamo,
semplicemente,
noi
per un attimo
per un’istante
che diventa tempo e
diventa nulla.
Improvvisamente:
puff.
E siamo ancora qui.
Un puff è quello che servirebbe in questo
spazio,
in questo silenzio dove
non c’è altro che noi e
dove solitamente riceviamo
ospiti
tuoi e per quota parte
nostri.
Noi,
quando voglio sentirmi vivo.
Noi,
quando non voglio sentirci soli.
Noi,
quando è giusto che sia
e quindi sembra che sotto la pelle
che non è più mia
è solo epidermide e non penso che
ci sia altro.
Sembra sia quel momento in cui
finalmente
ti bacio
e
tutto ruota intorno a quell’ istante in cui
siamo,
siamo stati,
saremo, e
continueremo ad essere.
In ogni istante
io sono qui
e tu
sei tutto quello che vuoi
sei tutto quello che voglio
sei tutti i rimpianti mai pensati
sei tutto quello che non vorrei sia
sei tutto quello che vorrei
tutto quello che voglio è guardarti,
nei miei giri mi sorridi.
Questo vorrei ma non posso più chiudere
una canzone tra le mura di casa
mentre sono ubriaco,
mentre canto
mentre le mie dita sentono la tua pelle.
La immagino e la
ricordo
e faccio collidere due pianeti gemelli pur di avere
un attimo di te su di me.
Quel secondo per cui ho sentito
tutto quello che sto scrivendo
È dentro me.
È dentro questo istante.
È dentro quest’attimo
che si dilata e si restringe
è quel secondo che vorrei sia nostro o
quel secondo in cui non
ho mai saputo che tu ci sia.
Quell’articolo in cui l’infinito siamo noi.
Quel commento in cui noi siamo infinito.
Quel fastidio per cui abbiamo voluto essere noi.
Quell’istante che si fa bemolle.
Quell’attimo in cui ricordo cosa voglia dire
amare.
Quell’attimo in cui dormendo sfioro
le dita che corrono su di me.
Voglio pensarlo e sentirlo.
Sei qui,
sento il tuo profumo e sento
le tue dita che cercano quel poco che resta,
restano le dita.
Resta quello che siamo.
Resta guardarti mentre mi guardi.
Resta capire se non possiamo fare a meno di noi