






Come
quando,
fuori
piove,
avvisto
guardo
cerco.
Terra?
Nuvole
pioggia
Morgana.
Onde
sulla chiglia
che
scricchiola.
Domani
è speranza,
sole
vento,
dove guardo
trovo.
Senza
cannocchiale
vedo
il
fondo:
del bicchiere,
della bottiglia,
della chiglia
che affonda.
È notte
e domani sta arrivando.
Il grog è finito
e
questa notte deve ancora cominciare.
L’ho vista
ed in fondo
affondo
da prima
che sia necessario.
Passerella
cammino
sull’asse.
Sento i miei passi,
li sento scricchiolare,
sento il legno,
marcio e
sento le urla
e sento le risa e
sento che oggi non diventerà domani.
Sole
mare
infinito e
sfinito
cado.
Secondi
necessari
a far cessare
il momento in cui toccherò
la spuma di un’onda
che si infrange
su quella chiglia
dove sbatterò
la testa e
che domani
affonderà
senza di me
e si fonderà
dove ho visto
quel mostro
quell’incubo
il Kraken che è diventato
istante
infinito nel mio salto.
E mi guarda
senza
giudicare
la mia fine,
l’inizio,
il presente e
mi guarda sapendo
che sopravviverò.
Mi guarda sapendo
che prima o poi
tornerò.
Nel buio,
nella solitudine
infinita fatta di un mare
in tempesta
che scruta ogni paura.
inghiotte ogni speranza
fino a sputarla
lì in un luogo
dove non esiste
luce o
presente o
passato o
futuro.
Lì dove
inizia il futuro e nel
presente
dove non c’è passato.
Come
quando
fuori
c’è il sole
e cerco
di capire
a che ora sarà
il tramonto.
Come
quando
mi sono imbarcato
cercando un futuro
a forma di X.


Vorrei
vederti
ballare.
Vorrei
ballare.
Vorrei
vederti.
Vorrei rincorrerti:
perdendomi nei nostri occhi.
Ballando:
mi perderei nella tua danza
e volendo
potrei continuare a tenerti con una mano sulla vita e
come se fosse
la vita.
Come se fosse quando ti stringo e piove.
Come quando vorrei iniziare a ballare e vorrei fosse venerdì,
e vorrrei essere lì in quel momento
quello dove non dovre essere lì,
quello in cui sono lì.
Quello in cui dove siamo una cosa sola.
Quel momento in cui ci stiamo ancora cercandoci
come in quel momento in cui ci sfioriamo le dita
ed in quel momento dove ci afferriamo
in quel momento ed in cui siamo,
semplicemente,
noi
per un attimo
per un’istante
che diventa tempo e
diventa nulla.
Improvvisamente:
puff.
E siamo ancora qui.
Un puff è quello che servirebbe in questo
spazio,
in questo silenzio dove
non c’è altro che noi e
dove solitamente riceviamo
ospiti
tuoi e per quota parte
nostri.
Noi,
quando voglio sentirmi vivo.
Noi,
quando non voglio sentirci soli.
Noi,
quando è giusto che sia
e quindi sembra che sotto la pelle
che non è più mia
è solo epidermide e non penso che
ci sia altro.
Sembra sia quel momento in cui
finalmente
ti bacio
e
tutto ruota intorno a quell’ istante in cui
siamo,
siamo stati,
saremo, e
continueremo ad essere.
In ogni istante
io sono qui
e tu
sei tutto quello che vuoi
sei tutto quello che voglio
sei tutti i rimpianti mai pensati
sei tutto quello che non vorrei sia
sei tutto quello che vorrei
tutto quello che voglio è guardarti,
nei miei giri mi sorridi.
Questo vorrei ma non posso più chiudere
una canzone tra le mura di casa
mentre sono ubriaco,
mentre canto
mentre le mie dita sentono la tua pelle.
La immagino e la
ricordo
e faccio collidere due pianeti gemelli pur di avere
un attimo di te su di me.
Quel secondo per cui ho sentito
tutto quello che sto scrivendo
È dentro me.
È dentro questo istante.
È dentro quest’attimo
che si dilata e si restringe
è quel secondo che vorrei sia nostro o
quel secondo in cui non
ho mai saputo che tu ci sia.
Quell’articolo in cui l’infinito siamo noi.
Quel commento in cui noi siamo infinito.
Quel fastidio per cui abbiamo voluto essere noi.
Quell’istante che si fa bemolle.
Quell’attimo in cui ricordo cosa voglia dire
amare.
Quell’attimo in cui dormendo sfioro
le dita che corrono su di me.
Voglio pensarlo e sentirlo.
Sei qui,
sento il tuo profumo e sento
le tue dita che cercano quel poco che resta,
restano le dita.
Resta quello che siamo.
Resta guardarti mentre mi guardi.
Resta capire se non possiamo fare a meno di noi

Lo faccio presente e
lo rendo presente:
Lo Stato è:
quella stella lì!
Quella sulla destra dopo quella grande.
Quella lontana da me,
non quella così vicina
ma l’altra.
Quello che sogno è quello dove vorrei essere.
Mentre stringo le tue dit
ed il mare infuria
mentre accarezzo la tua pelle
e la spuma arriva
a quaranta metri dalla riva
ho le tue braccia strette al collo.
Finalmente apprezzo le mangrovie
che calmano la marea
Di nuovo stringi le onde,
ed è spuma,
e guardare il mare
e le tue dita che mi sfiorano
e sentirti qui.
Vedo il tuo viso mentre
ad occhi chiusi sono dentro te
ed i tuoi occhi dentro me.
E qui ci vorrebbe un :”oooooh” oppure
ci vorrebbe quell’attimo
in cui sono di nuovo qui,
in silenzio.
Quando sentivo le tue dita salire su di m
e le mie invece
scendere su di te.
Sentire
i tuoi
i miei
capelli
legarsi
tra medio ed anulare.
In un’attimo non chiesto
ma solo nostro
non ho smesso di attorcigliati a me
alle mie dite che lasciandotiha
hanno tenuto i tuoi capelli sulla mia mano.
Come alghe che si attaccano
e dolcemente le stacco.
Banalmente albeggia come da comunicato:
quattro e trenta.
Mi sentì?
“Abbiamo intercettato un rosso!”.
Sempre forse
“quanto rosso?”
non vorrei sentirti
“uumf..non ho fatto la scuola d’arte..”
ma son qui
“ci abbiamo… provato..se fossi in grado…”
Ti sto stringendo.
“Riproviamo?”.
Non posso risponderti.
Non posso rispondere.
Certo che posso ed è sì
potrei.

Non può essere un sogno.
Non sto sognando..
perché?
forse perché non ne sono capace
o semplicemente perché sono sveglio
ed immagino
la tua voce..
ed è…
Una tua chiamata
una tua parola
un tuo gesto
il tuo respiro.
Uno sguardo
che vuole sfiorarti.
Sei tu..
dopotutto..
sei sempre stata solo tu.
Sei sempre solo tu.
Tu
dove è bello non aver ragione.
Dove è bello quando i pensieri più cupi
diventano luminosi
e quando sento la musica uscire dalla tua bocca
mi arrendo e vivo
nelle tue vibrazioni.
È bello:
sentirti
viverti
sfiorartii
immaginarti.
È bello quando queste cose:
fanno vivere
fanno esistere
e creano
un’altra dimensione
così vicina,
così lontana,
così perfetta.
Così nostra che
si annoda e lega.
A tutto quello che è stato
a tutto quello che è
ed a tutto quello che sarebbe stato.
Quello che fu
e non è piu
ed a quello che non sarà più
qui,
lo trovo dentro di te
ed in tutto quello che è
ed in tutto quello che sarà,
di noi.
I nostri corpi sono talmente vicini che è impossibile sfiorarci.
I nostri corpi sono talmente lontani che la lontananza non esiste.
Siamo così lontani che vediamo la stessa aurorae
siamo nello stesso tramonto.
L’alba nasce per noi.
Così vicina da poterla sentire
mischiata al tuo odore
che mi fa capire che sei qui,
qui è così lontano
lontano da sentire
come le tue dita che accarezzano il mio viso.
Sei così vicina da non poterti vedere
da non poter sentire sulla pelle quello che
sento nel cuore
ma
se chiudo gli occhi
sei qui.
Apro gli occhi e sei qui,
così lontana che
potrei sfiorare le tue dita.
Mi ripeto che sto continuando a sognare
ma poi:
tu.
Noi.
Io.
Vicini come l’Islanda e la provincia di Padova.


spot
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