Personaggi
in cerca
di una storia.
Non è Milano.
La città è un solo un riferimento musicale. Nulla di più e nulla di meno. La nebbia potrebbe essere la stessa ma cambia regione e provincia nonostante il nome rimanga lo stesso.
Dolcemente comincia il pianoforte, scorre lento dentro il cuore.
Lo ammalia.
Lascia dietro di sé malinconia e speranza.
Due occhi verdi, profondi, entrano dentro il cuore. Si fissano senza lasciare scampo a qualunque altro colore o qualunque altra emozione.
Sono lì.
Vicini da poterli toccare e lontani da poter bramare solo il loro ricordo e la loro luce.
Questo è l’inizio adatto per un racconto erotico o un racconto amoroso.
Non è nulla di questo…
Se fosse un racconto erotico quegli occhi sarebbero intenti a baciarti o a leccarti il cazzo. Guardandoti.
Se fosse nostalgico penseresti solamente a quei colori che guardano dentro di te mentre assaporano il tuo uccello, mentre leccano ogni parte di te,
Invece è un racconto d’amore, di un’amore che mai si compirà nonostante la speranza.
Un amore nato in un momento e destinato a rimanere tale. Un momento, un solo attimo in cui il mondo si è fermato solo per noi. La Terra si è fermata per farci baciare, per far assaporare il sapore di quel gusto introvabile in nessun’altra bocca.
Stringersi la mano, tirarsi l’uno verso l’altro toccare le labbra con la lingua, leccare via tutte le sensazioni di quell’attimo, assimilarle per renderle uniche e perfette. Indissolubili.
«Una curva nella memoria.»
Si cerca l’eros dove è più difficile trovarlo, ci si attacca ai ricordi, alla memoria ed alle sue curve che non diventano tali. Si cerca un’istante, lo si fa proprio e tale riamane. Rimane un delirio di un ubriacone.
Rimane una speranza.
Un sogno mai raccontato, una canzone cantata senza voce.
Rimangono solo gli accordi e il ricordo di un momento.
Potrebbe essere un bel inizio per un racconto d’amore con venature erotiche. Potrebbe svolgersi in poche pagine. I protagonisti che crescono e coltivano dentro di loro un sogno simile, il desiderio di avere accanto l’altro li porterebbe ad incontrarsi di nuovo o per la prima volta.
Destino mascherato da caso. Si potrebbe farli stringere in un lungo abbraccio, un vortice dove la scena di sfondo ruota intorno a loro fino a portarli dentro un letto. Nudi intenti a fare l’amore a darsi piacere. Un tripudio di eros e dolcezza.
Potrebbe finire con il sole che sorge e i loro corpi nudi vicini, stretti pieni di eccitazione appagata e brividi per la notte appena passata. Gocce di sudore che le imperlano i capezzoli e i loro umori che permeano l’aria. L’odore di sesso appena compiuto. Il sole sorge e si baciano prima di dormire abbracciati. Un lieto fine che lascia una dolce speranza.
Potrebbe.
Rimane il desiderio ed il sogno che un giorno accada qualcosa di simile. Amore tormentato? Sarebbe bello non fosse tale ma è l’unico di cui riesco a scrivere. Quindi questa sarà una storia senza lieto fine. Si potrà credere verso la fine che qualcosa cambierà ma non ci sarà la lacrima di gioia forse non ci sarà nemmeno una lacrima. Rimarrà un’illusione, un sogno durato una notte che ancora non finisce, il sole non sorge ancora.
Personaggi in cerca di una storia da raccontare.
Dopo quello che sembra un minuto ad occhi chiusi gli occhi si riaprono, la luce fa male. Non ci sono più abituato eppure ho chiuso gli occhi un attimo. Vedo alcune sagome sopra di me, si vedono solo i contorni non capisco chi possa essere, ad un tratto le tende si chiudono ed è penombra, gli occhi riescono a capire che quelle sagome sono persone, faticosamente metto a fuoco. Sono volti che dovrebbero essermi familiare, o almeno credo sia così, non capisco perché sono tutti sopra di me chi piangendo, chi ridendo chi entrambe le cose. Li guardo, non li riconosco.
Solo un volto sembra familiare.
Mi accarezzano, ad alcuni cadono lacrime sul mio volto. Una lacrima mi tocca le labbra e la assaporo. In quel momento qualcosa torna alla mia mente.
«Conosco questo sapore. Ti ho già vista, era un sogno credo. Sentivo le tue mani sul mio volto, sentivo la tua voce e il sapore delle tue lacrime sulle mie labbra. Chi sei? Ti conosco.»
La voce era flebile e rotta dopo tutto il tempo stato in silenzio. Dormendo per lunghi anni. Nella testa la frase era fluida ma le corde vocali non erano più abituate a parlare. Con fatica sono riuscito a dire quelle parole.
Mi stringe la mano, troppo forte per come sono ridotto. Fa male più la testa e le immagini che scorrono veloci di quei occhi insieme a me della stretta forte e dolce sulla mia mano.
«Stavo sognando o sei reale? Ti conosco, ti ho amata e tu amavi me. Erano solo sogni? Chi sei?»
Si fanno delle scelte nella vita che possono risultare sbagliate in un primo momento per poi evolversi in una grande cazzata e quindi essere definite completamente sbagliate, succede. Alle volte queste decisioni sembrano sbagliate e magari in seguito diventano giuste ma non si può sapere, bisogna pazientare e aspettare per vedere cosa diventeranno. Non rimpiangere cosa si è scelto è la parte più complicata. Sperare che quello che si è scelto risulti la cosa migliore è l’unica soluzione e modo per potersi alzare la mattina e non piangere per essere andati via da quello che si amava…anche se alla fine era tutto nella testa…o forse era la paura che bloccava ogni tentativo di poter assaporare una realtà che era tale solo nel sogno. Dopotutto è più facile sognare un futuro insieme piuttosto che tentare. Il terrore di sentire un no o peggio ancora un lungo discorso sul bene, l’amicizia, il sentire che si è parte di «me» è ancora peggio di un no. Si sogna, si aspetta, si limonano altre persone, si toccano altri seni e si aspetta. Non so se esista un destino, ma se così fosse prima o poi quei due sentieri si incroceranno per non abbandonarsi mai più.