
« […] eat my dhiarrea».
A
GG Allin.
Per quello che posso.
Ci si prova.
Si fa del proprio meglio. Un tentativo è l’ultima cosa che resta.
Provare.
Mettendoci la migliore (peggiore) parte di se.
Rendere reale quello che si ha in testa.
Farlo diventare realtà.
Il sogno che diventa vero.
Appunto un sogno.
Cosa si vuole? Cosa si vuole creare?
Domande sempre senza risposta.
Mi domando, oltretutto, se tutti ci facciamo queste domande. (?)
Lasciare un segno, fondamentalmente, è quello che, in fondo, nel proprio io si cerca.
La ragione che spinge a tracciare una linea indelebile sulla propria esistenza è quella di non voler mai morire. Non voler chiudere gli occhi per l’ultima volta e vedere le facce di chi si è segnato profondamente, fin dall’altra parte.
Il segno od i segni segni sono in entrambe le parti.
Da quel porco di Cristo a Mandela ed a tutti quelli che ci hanno lasciato…qualcosa:
In secula seculorum riposate in pace.
In fondo nonostante tutte le parole servono solo a rendere se stessi un’icona da idolatrare.
C’è il divertimento e la soddisfazione di fare del bene (male) ma inconsciamente (perché fa figo) l’unica volontà è quela di non lasciare di sé solo cenere, polvere e cibo per i vermi.
Immagino i vermi come razza dominante.
Continuano imperterriti a nutrirsi di tutto quello che viene sepolto, ne mangiano l’anima (immagino che, dopo tutto, rimarremo granelli di polvere.La stessa che togli con lo swiffer) e l’assimilano a livello cellulare e non solo intellettivo. Assimilano e distruggono.
Il bisogno di essere immortali si trasforma in nulla in ogni caso.
Si puo solo rimandare il momento dell’oblio e non lo si può contrastare.
I vermi hanno vinto.
”Sul lungo ce danno na pista”.
Nulla si crea ma tutto si distrugge.
Ed allora che fare?
Smettere di fare per rassegnarsi alla distruzione?
Combattere la distruzione?
Gettarsi in una battaglia persa è forse l’ultimo modo rimasto per dare un senso ed una vera vita all’esistenza.
Seduto per terra con la cassa che pompava bassi e la birra in mano continuava a pensare.
Cercava una soluzione a tutte queste domande ma non ne veniva a capo.
La musica continuava ed il sole stava sorgendo mentre i bassi non smettevano di farsi sentire.
«Speed?»
Era ancora assorto nei sui pensieri, solo i movimenti della testa a tempo di musica davano un senso alla sua presenza.
«Oh! Speed?»
«Cosa?»
«Speed cazzo! Ne vuoi?»
«Ah, si grazie»
Di solito non faceva altro che ballare e dimenarsi dopo averla presa ma quella sera non ballò.
Muoveva la testa ed i suoi pensieri andavano più veloci di ogni cosa.
”180 bpm è tutto ciò che voglio e niente di più”.
Ma la sua mente viaggiava e più veloce dei battiti del suo cuore.
Pensava, rideva e piangeva senza far trasparire nulla sul suo volto.
Stette nella stessa posizione per tre ore.
La speed lo tenne sveglio e l’alcool lo fece stare calmo, seduto ed immobile.
Sigarette e birra con un retrogusto di eccitazione.
Qualche pietra nel naso.
L’alba si alzò illuminando le lattine di birra schiacciate per terra.
Le sigarette spente ed i fazzoletti usati si stagliavano di fronte allo spettacolo del sole che nasce.
Un quadro di desolazione e bellezza ed in mezzo un ragazzo sdraiato con le spalle addosso una cassa con lo sguardo verso il sole.
Due tipi stavano quasi scopando sul bancone del bar ormai chiuso. Il giusto sfondo per la nascita di un nuovo giorno.
«Andiamo»
«come?»
«Che cazzo! Devo ripeterti le cose almeno due volte ogni volta?»
«Va bene»
«dammi la mano». Lo tirò su, lo girò. Due schiaffi sul culo ed i pantaloni erano puliti.
«cazzo tutta la notte lì seduto…sei zozzo»
«perché?»
«ti sono cadute addosso un sacco di birre, o te le hanno tirate. Non lo ricordo»
«come? Mi hanno tirato delle lattine?»
«Tranquillo, il primo che lo ha fatto l’ho spinto e gli ho urlato contro mentre lo spingevo. Ci hanno diviso. L’ ho visto qualche ora dopo nel bagno che limonava con una ragazza mal riuscita o mal travestita e poi non so…È ancora lì che dorme come un angioletto nel piscio. Gli ho dato due calci sugli stinchi e due sul collo mentre era giù in ginocchio ed urlava. L’ho preso a calci in testa per un po. Ho pisciato e sono uscito. Starà ancora lì, credo, sirene non ne ho sentite e qui i bagni non si usano….vorrei esser lì per quando si sveglierà per dargli il resto.»
«Cosa?»
«Niente, tranquillo. Colazione?»
«Si! Ho fame»
«dolce o salato?»
«salato»
«così mi piaci».
Si avviarono verso la macchina, puzzavano di sudore ed alcol.
«Ma che cazzo hai fatto tutto il tempo sdraito sulla cassa?»
«cosa?»
«cazzo sei diventato sordo o cosa?»
«credo sordo, le orecchie fischiano e non la smettono. Non sento un cazzo»
«panino?»
«si»
«per mangiare senti però»
«ti ho letto le labbra»
«fanculo»
«e prendi un paio di birre, a testa».
Le persone che si reputano normali la mattina si alzano per andare a fare colazione al bar per poi andare nelle loro celle a lavorare, noi al bar spesso ci rimaniamo.
Portano a casa la frustrazione e lo stipendio, l’odio è pagato come straordinario.
Rientrano a casa mangiano e scopano, fanno il loro dovere e vanno a dormire. Ogni giorno uguale all’altro fino a quando non decidono di uscire e spassarsela ed è facile che incontrino noi.
Lo scenario peggiore incontrano la moglie a casa sveglia e la picchiano.
La normalità le puttane sulle loro tangenziali.
Meglio incontrare noi almeno non fanno male a nessuno e vengono risparmiate mille spiegazioni.
Parliamo, beviamo e finisci all’ospedale. La parte più divertente è farseli amici e quando scoprono il trucco è troppo tardi, sono già a terra col sangue che esce dalla bocca.
Odio i padri di famiglia che escono la sera in cerca di fighette.
«Stavo ballando e si avvicina una tipa, capelli rasati due tette da impazzire e senza reggiseno, la puttanella»
«culo?»
«non lo so non me l’ha fatto vedere, nemmeno si è messa a ballare, arriva da me e mi dice ”ciao, visto quel tipo sdraito là davanti alla cassa? Cazzo di tossici’!’ sorrideva la troia, con la mano davanti la bocca»
«e che hai fatto?»
«che dovevo fare? Ho preso la lattina dalla sua mano, sorridendo le ho detto che quel tossico era un mio amico. Le ho rovesciato la fine della lattina sulle tette»
«quello deve fare, ricevere piacere sulle tette»
«gliel’ho detto. Le ho fatto ”solo sborra sulle tette ti meriti, vattene prima che appesti la vista col tuo anticonformismo o come lo chiami con le tue amichette per bene quando ve la leccate nella casa al mare dei tuoi»
«si è arrabiata?»
«macchè è rimasta a bocca aperta ed è andata via».
La barista portò i due panini, cotto e melanzane, sempre e solamente.
«Non è finita mica qui. Quando sono andato al bagno a pisciare in testa al tipo che ti stava tirando le lattina..»
«non mi avevi detto che gli avessi pisciato in testa»
«..ho detto che ho pisciato dopo aver steso un tizio..dove avrei dovuto aver pisciato scusa? E quindi appena richiusa la porta del bagno mi si para davanti quello che credo sia il ragazzo della tipa con le tette»
«ecco spiegato il taglio sul labbro. Cazzo ho riacquistato l’udito con questo panino»
«si è esaltato stamattina, il migliore del mese. Comunque quello mi si para davanti e mi da un cazzotto in bocca. Faccio due passi indietro e penso – cazzo mi ha preso bene, chi cazzo è questo? – »
« e tu?»
«che dovevo fare? Mi sono buttato su di lui ed ho fatto valere le conoscenze rugbystiche. Testa sullo stomaco, braccio destro che avvinghia la sua gamba sinistra la tiro su e lo stendo a terra. Mi siedo sul suo sterno e lo riempio di pugni in faccia. Aveva portato anche un amico, lo stronzo, appena mi ha visto che sistemavo il volto dell’amico a mio piacimento se l’è data a gambe levate.»
«Se l’era cercata ed il coniglio corre»
«dopo una ventina di minuti è tornata la tipa con le tette in lacrime, mi guarda schifata – cosa hai fatto?! Sei un pazzo – stava ferma lì davanti a me a sgridarmi!»
«era venuta a vendicarsi, almeno ha avuto le palle di affrontarti invece di mandare a difenderla chi le leccava la fica»
«per quello l’ho ammirata, abbiamo parlato. L’ho consolata e le ho spiegato quello che era successo al bagno»
«davvero? Che gentiluomo»
«fanculo. Le ho lasciato il mio numero, usciamo domani sera»
«e se fosse una trappola?»
«le spacco la faccia, anzi prima la spacco a chi è venuto a fare l’agguato e poi a lei. Per questo te ne parlo. Domani ci vediamo ad un bar in centro solo io e lei e tu devi essere presente ma in disparte»
«che cazzo dici?»
«io e lei usciamo e te ci segui te ne stai per i fatti tuoi. Leggi fumi bevi fai quel che cazzo ti pare ma se succede qualcosa, tipo tutti i suoi amici che mi voglio secco tu intervieni»
«e ci rimango pure io»
«no! Cazzo dici, siamo preparati. Quante ne abbiamo viste di risse insieme?»
«per quale cazzo di motivo le hai dovuto lasciare il numero e provarci?»
«ha due tette incredibili!»
«….hai fatto bene…»
«lo sapevo che stavi con me!»
«lo sai che ci sto, ma se è un’imboscata quella troia la lasci a me. Voglio che si svegli la mattina senza riconoscere il suo volto»
«cazzo se è buono ‘sto panino»
«non cambiare argomento! … comunque si è buono»
Iniziarono a ridere con le briciole di pane che cadevano dalle labbra e dalle mani, sputavano cibo pre-masticato sul tavolo e ridevano.
Raccolsero quello che avevano sputato con le dita e se lo rificcarono in bocca.
Continuarono così ed ogni tanto un goccio di birra.
Seduti al tavolo ridevano e scherzavano, sfiorarono una rissa. Due impiegati li guardarono male lasciando sentire lo schifo che provavano per loro a voce alta.
Si alzarono tutti e due brandendo le birre vuote.
«cazzo vuoi maiale? Vuoi avere un motivo valido per saltare il lavoro invece della puttana che ti scopi al di fuori del matrimonio tutti i fine settimana? Vuoi veramente provare il sapore del tuo sangue?»
il tipo più intelligente si scusò da parte dell’amico e li pagò da bere scusandosi ancora per la maleducazione del suo amico.
Si strinsero la mano e si salutarono, si augurarono una buona giornata.
Restarono al bar fino alle nove del mattino bevvero birra ed un caffè corretto sambuca per concludere.
– Da quello che so in questo momento lo sgarbato impiegato sta ancora lavorando con la mascella spezzata e dieci punti sul viso, un dolce ricordo per le sue parole.
Con qualche giorno di ritardo. –
«Allora vieni con me stasera?»
«paghi tu e io mi ubrico»
«è il prezzo da pagare»
«puoi scommetterci»
Non fu una brutta serata io bevvero gratis e il suo amico si fece una bella scopata.
Le venne sulle tette, dopotutto è un tipo coerente.