Qui e lì

Instagram stories come mezzo per identificare il vero meritevole richiedente asilo ed il profugo medio. Richiesti selfie in terra natia, maggiore devestazione maggiore probabilita di riuscire ad accedere al secondo colloquio. La fortuna di poter rimanere in Italia non ha tempo e prezzo. È questa oggi la nostra silenziosa vita.

Costretti all’esilio, costretti a lasciare la propria terra e le proprie case in molti casi ridotte in un cumulo di macerie. Non esistono più crisi che possiamo controllare ed abbiamo perso la speranza nel poter trovare corridoi umanitari e poter salvare chi è nato senza neanche sapere quale sia la sua colpa.
La cecità ha preso il posto della luce razionale ed illuminista.
Siamo confinati nelle nostre case o quel che ne rimane. Siamo rimasti soli, abbandonati ad un destino che non vuole cambiare.
La nuova politica internazionale non ha preso nessuna posizione e quello che sopporta la nostra pelle solamente le cicatrici possono dimostrarlo. Le fotografiamo, documentiamo i nostri tormenti quotidianamente, scriviamo quello che vorremmo solo dimenticare. Non possiamo più tentare di attraversare il mare o prendere la via delle montagne se lo facciamo e riusciamo nella nostra impresa saremo costretti a tornare alla nostra miseria. Non funziona più così, i nostri padri hanno avuto la fortuna di poter tentare a noi resta solo una vaga speranza e l’imposizione di registrare le nostre sofferenze e pubblicarle sul nostro profilo UNCHR. Non siamo mai stati liberi di poter andare dove volevamo ed oggi lo siamo ancor meno.
Siamo vagliati, identificati, giudicati ed esposti solo per riuscire ad accedere ad altri infiniti colloqui che non fanno altro che mantere lo status quo.
Ci vogliono qui incuranti se dall’altra parte del nostro orizzonte c’è qualcuno che sta pensando a noi.
Non simo più persone che fuggono dalla miseria ma partecipanti ad un grande casting fatto sulla nosta
Vita. Non siamo più considerati persone ma come qualcosa che può portare alla rovina di un paese. Non siamo più un’opportunità e ci viene anche negata la possibilità di raccontarci se non tramite internet e la verità viene modificata continuamente. Mentiamo sulla nostra condizione, aumentiamo il nostro dolore e le nostra pena solo per avere la possibilità di avere un colloquio e forse la possibilità di arrivare fino alla soglia del programma di espatrio. Nessuno ci arriva mai, siamo costretti a costruire una città nel deserto con le nostre mani e senza mezzi e conoscenze per rendere meno doloroso svegliarsi ogni mattina.
Nessuna nazione ci vuole più, siamo indesiderati a casa nostra ed anche dove i nostri parenti hanno avuto la fortuna di arrivare.
Viviamo in un limbo nel quale non abbiamo avuto colpa nel cadervi dentro. Siamo qui senza poterci muovere al di fuori del campo, non possiamo lavorare, non possiamo studiare e così lo facciamo lo stesso, abbiamo fondato una comunità dove non avremmo mai voluto farlo e cadiamo in depressione, la nostra testa inizia ad avere i tormenti (così li chiamano) degli occidentali. All’improvviso non siamo più stati padroni del nostro, umile e povero, destino senza l’opportunità di poter migliorare la nostra esistenza.
Non siamo così importanti e questo mi fa pensare che adesso tutte le battaglie fatte per dare pari opportunità sono state vane. In pochi anni è stato distrutto tutto quello per cui si era combattuto e siamo tornati a non essere più tutti uguali neanche davanti agli occhi di Dio ma questa è solo la visione cieca di uomini stolti e noi il suo dominio.
Perché?

Mio fratello vive in Svezia, ha camminato per settimane prima di riuscire ad arrivare fino al grande nord, ha sofferto ed ora vive in un piccolo appartamento, lavora, guadagna poco ma abbastanza per poter mandare qualche soldo al campo. Ha cominciato a studiare da solo per imparare bene l’inglese e lo svedese, ogni volta che finiva un libro lo spediva a me allegando una lettera con le sue spiegazioni e le note tra le pagine per farmi capire che sono tante le cose che avrei dovuto sapere per essere una persona migliore.
Grazie a lui adesso ho una piccola biblioteca tra le tende. Presto i libri per qualunque cosa possa offrire il mio compagno di sabbia. Per una capra puoi tenere il libro per unese intero, verdure una settimana, acqua e latte due giorni. Gli affari non vanno molto bene e così la mattina cerco di essere un buon insegnante per i bambini che vogliono imparare che al di là delle dune c’è altro. Più passano i giorni e più penso che vogliono lasciarci qui a morire come preferiamo. Prima avevamo la speranza e la paura di ritrovarci, dopo tutta la strada percorsa, in un luogo migliore ma che non ci vuole. Speravamo, però, che le persone potessero essere diverse dai loro governi ed è stato così per un po’ fino a quando siamo diventati sgraditi, indesiderati e la causa di ogni male, ovunque andassimo. La storia non insegna nulla a chi non vuole ascoltare ed adesso ci ritroviamo davanti allo stesso baratro in cui siamo caduti negli anni 30 del ‘900.
La nostra colpa è stata quella di vivere sulla terra dove chi vorremo ci aiutasse adesso ha fatto campagne militari e politiche per mera speculazione. Siamo diventata la commissione bancaria da pagare quando si saccheggia una nazione e si fanno affari con chi ha cuore solo il suo stomaco.
E noi qui adesso a spazzare il pavimento tutto il giorno per non far accumulare la sabbia. Il deserto avanza inesorabile e sotterra tutto quello che lo ostacola adesso ci siamo noi sulla sua strada e abbiamo solo una pala per poterci salvare. Piuttosto che lasciare la nostra Fede per essere smistati ed indottrinati nei centri della chiesa preferiamo mantenere almeno la nostra anima, la vera Anima, dalla dannazzione a cui già siamo costretti.

Alcuni miei amici hanno messo su una tenda dove si fanno servizi ad hoc per l’UNCHR, al solito in molti casi è diventato un modo per fare sesso, metterlo in rete e guadagnare dai banner e dagli iscritti bianchi.
Eccoci in attesa di qualcosa che non arriverà mai, aspettiamo di invecchiare come stiamo aspettando Godot: ad oggi il titolo più richiesto.

Ti amo

Ci siamo visti poche volte prima che stessimo insieme. Quando ci conoscemmo non avevamo niente da dirci, i miei amici i tuoi nemici ed i tuoi amici i tuoi nemici. Un brindisi se capitava e nulla più. Non ci siamo salutati mai con un bacio fino a quando ci siamo abbracciati per la prima volta.
Siamo stato troppo distanti, per troppo tempo, gettare al vento noi sarebbe il più grande spreco della nostra vita. Non ho mai creduto al l’imprevedibilità, ho sempre pensato che la vita di ogni persona è su dei binari dai quali non ci si può allontanare più di tanto. Ho sempre pensato che la vita fosse un ponte ferroviario in legno in una gola sopra un fiume ed il nostro obbiettivo la realizzazione alla fine del ponte.
Quello che dobbiamo fare è seguire le rotaie e tutto sarà chiaro ed avrà un logico compimento. Siamo come gli adolescenti di “Stand by me” che cercano di superare l’ostacolo per vedere quello che stanno cercando o come gli “Arisogatti” cerchiamo di tornare a casa.
Ed invece all’improvviso tu, non qualcuno sulla strada od una prevedibile infatuazione ma altro, lontano da quello che avrei potuto solamente immaginare.
Prima di te solamente il ricordo di un bacio lontano nella memoria che all’inizio del viaggio mi ha fatto battere il cuore e dopo, nonostante i tentativi, solo qualche sussulto e la strada davanti ai miei occhi. La fine è solamente il risveglio da un sogno già fatto ed il tragitto, come la storia di quel viaggio onirico, un mistero.
Ma all’improvviso un abbraccio in mezzo alla strada e le tue braccia intorno al mio collo: tutto ha iniziato a girare e noi con loro. In quel momento ho capito di essere presente nel momento in cui il “punto medio di un segmento su di un asse cartesianano ha compimento” ed ho capito quello che dovevo fare, senza riuscire a farlo. Ti ho trovata camminando sopra le rapide di fiume ed in mezzo al mio ponte, finalmente, ho capito che non dovevo attraversarlo ma gettarmi nei suoi vortici. Inabbissarmi, perdere il fiato e trovare di nuovo l’ossigeno nei tuoi baci.
Così è stato fino a quando ho capito che non sapevo nuotare nelle tue acque. Troppo profonde e salate per chi ha paura dell’acqua, saper nuotare non è d’aiuto e le abilità per rimanere a galla insufficenti per le tue acque.
Una volta che ci si tuffa non si può far altro che imparare a nuotare.
Pensavo di non riuscire a trovare chi mi facesse capire che bisogna affrontare ogni vortice, perdere il fiato e combattere contro i mulinelli per arrivare al dolce alveo che è il tuo cuore.
Il tuo, come il nostro, non è un viaggio verso il mare piatto e calmo, dobbiamo affrontare gole e secche, rapide discese e strette valli, il nostro percorso è tortuoso e senza tutte le nostre anse non potremmo mai essere felici.
Certe cose le ho capite tardi ed ho perso la tua corrente ma non potevo e volevo smettere di seguirti, non è più possibile vivere senza avere i polmoni pieni di te.
Guardo il cielo mentre scorro tra le tue braccia e penso di essere stato fortunato a cadere mentre attraversavo il tuo corso ed aver cambiato la mia strada per immergermi in te.

L’epilogo di Itoya

RYMA- È stato inevitabile, le fratture tra le ali del Parlamento è diventata una linea di trincea piuttosto che un luogo di pace e confronto. Quello che noi ed altre testate estere avevamo predetto si è avverato. Non il default ed i conseguenti piani d’aiuto, non la commisariaizzazione dei ministeri e nuove elezioni che avrebbero coinvolto ogni comune, provincia e regione ma si è arrivati alla soluzione più pericolosa e violenta.
Noi come altri colleghi siamo stati invitati a recarci alle nostre ambasciate per tornare a casa e dover seguire questi momenti senza testimoniarlo direttamente. Non condividiamo la scelta fatta dagli schieramenti opposti, siamo stati per lungo tempo certi che i toni si sarebbero smorzati ed avesse ripreso possesso la ragione all’interno del Governo e le richieste del popolo di Itoya sarebbero state ascoltate.
Ora siamo qui in un albergo del centro diventato il punto focale di ogni giornalista e fotografo che abbia il coraggio e la voglia di documentare quello che sta succedendo.
Le prime vere violenze sono iniziate durante l’ultima seduta del Parlamento, prima parole, poi lancio di fogli e bottigliette si è passati alle mani e come se fosse una rissa da stadio solamente l’intervento dei Armigeri è riuscita a calmare gli animi e mandare tutti a casa. Col senno di poi alcuni hanno ipotizzato che forse sarebbe stato meglio lasciarli scannare tra di loro.
Quella che doveva essere la seduta dell’accordo, così era stata definita, è sfociata appena una settimana dopo in una guerra civile. Chi si era scontrato in Aula ha usato ogni mezzo a disposizione per esacerbare ancora di più gli animi della nazione.
Venerdì sera, dopo sole quarantotto ore, al centro di Ayyoli roccaforte nera, un gruppo di ragazzi tra i 18 e 23 anni si è reso protagonista di alcuno episodi di violenza nelle strade della cittadina.
Alle 22 hanno picchiato selvaggiamente una coppia di turisti che si stava baciando lungo la strada che costeggia le mura. I due ragazzi sono stati trasferiti al pronto soccorso in codice rosso. Hanno continuato il tour scagliandosi con ferocia ed inaudita violenza proprio contro tutto quello che la fu maggioranza voleva che cambiasse e chi è sempre stato considerato indesiderato.
Una coppia gay, un barbone vicino alla stazione picchiato e dato alle fiamme, hanno provato ad assaltare un centro di accoglienza ma fortunatamente le loro molotov artigianali non hanno avuto effetto ma le spranghe ed i coltelli purtroppo si. Ad oggi nessuno dei migranti è in pericolo di vita ma la situazione di due di loro è drammatica. Hanno continuato, prima di concludere dando fuoco alla macchina di un noto attivista del luogo, devastando le vetrine di due banche, ritenute troppo etiche, ed un negozio di proprietà di cinesi (residenti e cittadini Itoyani, ndr). Quello che non si aspettavano però è stata la rivolta dell’altra metà della città. Appena le notizie hanno iniziato a diffondersi tra i social network lo sdegno si è tramutato in azione e una folla si è presentata alla stazione di polizia per chiedere Giustizia senza perdono o comprensione.
Intorno alle due di notte un gruppo di amici dei violenti è riuscito a raccogliere “chi come noi è stufo di dover sopportare la feccia che ci affossa!”. Dopo le prime parole e sfottò è iniziata una sassaiola fra le due fazioni e diversi scontri violenti, feriti più o meno gravi sono stati portati al vicino pronto soccorso. Saranno 73 in totale.
La polizia ci ha messo diverse ore per riuscire a disperdere la folla ed organizzarsi per quello che hai loro occhi è stato definito come ” odio puro, ho avuto paura e temo non smetterò presto di averne” ha avuto ragione quella che sembrava essere lo sfogo di una città con molti problemi si è rivelata la miccia per far si che episodi simili cominciassero in tutti Itoya. Cortei spontanei di ogni colore hanno iniziato a sfilare per le strade delle città ed in molti casi la parte avversa, qualunque essa sia, ha attaccato l’altra seminando il panico in ogni regione.
Oggi ad ogni inviato straniero è caldamente consigliato di non rimanere nel paese finché non tornerà tranquillo, assicurano che presto tutto tornerà alla normalità ma nessuno adesso sa quale potrà essere la normalità dopo tutto questo, c’e il timore che la vendetta sarà la prima risoluzione di ogni tipo di forma di governo arriverà. Noi giornalisti non vogliamo perdere l’occasione di documentare e raccontare quello che sta succedendo, non vogliamo che l’oblio colpisce questa parte di terra sia dimenticato e riproposto in altre nazioni così simili alla bella e disgraziata Itoya.

Risposta all’intervento del del 2*/0*/****

Ryma, Itoyia 1*/1*/****
Trascrizione della risposta all’intervento del sen. Myra Stochajozzovic.

“Grazie per essere quasi tutti qui in questa seduta straordinaria ed auguriamo il meglio ad i nostri concittadini in queste ore buie.
Come portavoce del mio partito e della maggioranza vorrei fare un breve intervento per mettere fine alla battaglia di parole e dichiarazioni, più o meno vere, dette in queste settimane.
Non porterò via molto tempo ai nostri gravosi impegni, vi ringrazio fin da adesso per la pazienza.
Siamo convinti e certi che la fantomatica oscurità non sia stata portata dalle forze maggioritarie di questa nazione bensì da una biecca e gretta politica antinazionale e volta al solo fine personale. Ora siamo accerchiati da detrattori e dobbiamo essere ancora più uniti per fare in modo che la nostra non rimanga una piega nelle pagine della Storia ma sia Storia!
Continueremo sulla nostra strada, non abbiamo paura di far vedere il nostro punto di vista e, renderlo fascista solo perché abbiamo avuto il coraggio di alzare la voce e dire BASTA al vecchio marciume che circondava questo Colle. Adesso questo palazzo non è più circondato da un fossato ma è finalmente aperto alle novità del mondo. L’isolazionismo passato è un lontano ricordo e le parole del collega, settimane fa, sembravano essere uscite da una vecchia radio.

Ero giovane quando abbiamo iniziato a combattere per essere uno Stato sovrano, ero in disaccordo con molti punti dei programmi presentati dalle passate legislature eppure, adesso, sono qui a difendere a spada tratta l’attuale governo. Sono passati tanti anni da quando ho cominciato a calcare questi palcoscenici e non ho visto quello che ha visto, nella sua breve e fulminea carriera il sen. Stochajozzovic. Ho visto si un paese che è stato messo inginocchio ma l’ho visto anche rialzarsi e riprendersi. Ho visto il nostro partito e la maggioranza farsi carico delle problematiche del paese, ho visto i miei colleghi combattere insieme a me quando eravamo all’opposizione contro la vera immobilità politica rappresentata dall’attuale opposizione ed ex Governo.
Non mi piace parlare solo per farlo preferisco portare dei numeri alla mia tesi.
Prego i colleghi di smetterla con la diffamante campagna per cui tutti i risultati che abbiamo ottenuto siano stati edulcorati dal quella che è stata definita dai miei colleghi di partito cone aberramente campagna diffamatoria. Non nascondiamo nulla i dati sono pubblici ed imparziali. Non possiamo vantare risultati eccellenti ma siamo riusciti a far rimanere a galla questa nazione ed abbiamo riparato delle falle che da tanto ci facevano rischiare l’affondamento. I dati sull’occupazione sono stabili ed anzi nell’ultimo trimestre in lieve flessione ed il nostro è un paese sicuro e vogliamo renderlo ancora più con misure mirate e poco invasive per la vita quotidiana dei nostri cittadini.
Siamo in in un momento delicato sotto ogni punto di vista non solo entro i nostri confini ma ovunque, c’è paura, timore, mancanza di fiducia e i nostri colleghi dall’altro lato del Senato continuano a cercare di far crollare la fiducia del popolo nelle istituzioni ma non ce la stanno facendo e non riusciranno a fermare il nostro programma, voluto e promesso ad ogni singolo cittadino dal nostro Primo Ministro.
Sono pochi e piccoli, questa opposizione non metterà i bastoni tra le ruote alla macchina politica che ha scelto e voluto il popolo, chi lo farà sarà considerato come nemici della nazione e trattato di conseguenza, abbiamo bisogno di voltare pagina e non rimanere attaccati a chi non ha mai sfruttato l’occasione di dimostrare cosa sia governare.
Ora cominciamo a lavorare e smetteremo di farlo solamente quando avremo una soluzione soddisfacente a far ripartire ogni parte del nostro paese.
Grazie”.

Intervento

Ryma, Itoyia. 2*/0*/****
Trascrizione dell’intervento del sen. Myra Stochajozzovic.

“Ringrazio il collega relatore per l’ottimo intervento, grazie ancora.
Adesso veniamo a noi, spero di non dilungami ma sarete voi i primi a scoprirlo.
Cosa è cambiato mi chiedo? Come è avvenuto, presupponendo sia successo? Chi e perché ha avviato questo [fantomatico] processo? Quando questo è accaduto?
Sono le 5 domande che ogni giornalista so deve porre ed a cui deve dare veritiera risposta ed adesso tutti possiamo essere in grado di rispondere a queste domande per molte questioni in primis di politica ed ordine interno. Non siamo in grado di sostituirci ai professionisti dell’informazione ma possiamo, quantomeno, verificare quello che leggiamo.
Deleghiamo, invece, quasi ogni aspetto della nostra vita e pretendiamo di essere in prima linea quando le cose non vanno come pensiamo, lo facciamo solo per individualismo. Perché ci ostininiamo a voler essere ciò che non siamo? Tutto questo non fa altro che aumentare il nebuloso caos della folla dalla chiara ed ottusa visione di chi riesce ad arrivare ad un tavolo alto e per questo si crede governante. La frattura tra il vero della massa e l’egoista illusione di pochi rischia ogni giorno di più di essere insanabile. Quello che fa più preoccupare è la mancanza di voglia nel riavvicinamento, da un lato c’è ostracismo: il popolo inizia a disilludersi, il popolo sente di non essere più sovrano e di non essere degnamente rappresentato. Cosa c’è di più brutto? Siamo al limite della speranza. Quando gli ultimi non vengono aiutati ma, al contrario, si fomenta un clima d’odio e di diffidenza proprio loro in quel preciso momento diventano lo standard per misurare lo Stato.
Le parole sono sempre state tante e spese per ogni occasione, i toni vogliono instillare fiducia ma ad ascoltare bene si sentono tutte le bugie ed il menefreghismo tra un silenzio e l’altro ed in questo clima i silenzi sono davvero pochi; copriamo col rumore la verità così come si nasconde lo sporco sotto il tappeto.
Siamo ridotti a servi senza diritto di replica. Chi è stato eletto per dare voce a chi non ne ha sta fallendo miseramente, chi urla ai quattro venti che ha vinto ed ha il dovere di dare voce ai suoi elettori sta facendo lo stesso.
Odio, incompetenza e populismo questo, mi dispiace dirlo, è il terreno più fertile per quello che va contro l’articolo uno della costituzione: “[…] la sovranità appartiene al popolo”.
Oppressi che vengono oppressi ed umiliati, aiutare e sostenere chi non riesce a camminare si è trasformata in un’idea Spartana di Società.
Ora gli ultimi vengono allontanati, dimenticati e solamente quando uno di questi, indesiderato oramai, fa un gesto eclatante, solamente allora, ritorna alla ribalta il problema di chi ha disturbi mentali e/o sociali e la discussione non si focalizza mai sul risolvere il problema ma, spesso strumentalizzati da alcuni organi di informazione, diventano colpevoli e pericolosi. Quello che dovrebbe essere la punta di diamante della società diventa il problema che affossa la società.
Quello che mi domando è se questa idea può avere applicazione e ragione d’essere nella nostra vita.
Sparare a zero su chi non può difendersi non ha nulla di civile e uno Stato che si comporta in questo modo con i propri cittadini, nati od arrivati, non può definirsi tale; una, lo odio quindi scusate il termine, classe dirigente (politica ed econonomica) immobile che non vuole trovare il modo di trasformare un problema in una opportunità ai miei occhi non può più definirsi uno Stato Democratico. Avrei più considerazione se l’onesta entrasse dalle finestre di Valle Cytoro e desse la certezza di vivere in uno Stato fantoccio con forti derive fasciste. Ci fosse una dichiarazione del genere avrei più fiducia e sarei tranquillo. Combattere le ombre è un lavoro duro ma bisogna farlo e dobbiamo farlo.
Se la controparte avesse il coraggio di togliersi la maschera potremmo dirci in Democrazia ma non è così e questa situazione non fa altro che aumentare il potere di chi ha fatto dell’immobilitá e dell’ottusità lo specchio di una società che, lentamente e con meno forza di opporsi, si sta uniformando a quello che gli eventi l’hanno spinta.
La società sta cambiando di nuovo, l’ha già fatto almeno un paio di volte senza che ce ne rendessimo conto e per paura del nuovo, paura del diverso, dell’ignoto, come se il noto sia il migliore dei mondi possibili, abbiamo chiuso gli occhi e nascosti nella nostra nicchia.
Nei secoli bui dell’Europa il popolo, i sovrani e gli ultimi nella vita quotidiana non avevano paura di quello che non conoscevano, li terrorizzava molto di più quello che tutti i giorni dovevano subire o vedere e fare. Faceva paura il presente costruito dagli uomini e non quello a cui non si trovava risposta. Trovare la soluzione per lenire le sofferenze e per migliorare la propria vita fa parte della sfera dell’ignoto oramai. Siamo stati costretti e siamo stati rinchiusi nella sfera del noto come unico e solo parametro per misurare la realtà, allontanando e denigrando il diverso.
Una volta questo cieco atteggiamento sarebbe stato spiegato come una paura, la naturale reazione di fronte a ciò che non di conosce. Niente di più falso e sbagliato è stato insegnato o inculcato, quella stessa paura fa in modo che l’immobilità del presente sia la sola unica e vera coscienza possibile. Parlo di coscienza e non di realtà proprio perché è questo il fine ultimo di chi ha cuore mantenere questo status quo. La realtà dovrebbe camminare di pari passo con la coscienza dell’individuo ma nel momento in cui la parola massa è stata associata a popolazione l’individuo ha iniziato a smettere di essere parte di un meccanismo politico e sociale fondamentale in una nazione che si vuole definire sovrana ed emancipata.
Per inciso quello che da più fastidio è parlare di uno stato sovrano come di un adolescente in preda agli ormoni. Allarga le spalle per farsi rispettare e china il capo per briciole e menzogne ed in tutto questo siamo alla mercè di chi occupa gli scranni e ci usa come un qualcosa “da domare” (di hitleriana memoria). Siamo ormai spersonalizzati non solo nella rappresentazione parlamentare ma, con maggior timore, anche nella sfera personale. Stiamo perdono la critica e preoccupatamente cominciamo a parlare come la TV ( facebook, twitter etc). Non voglio criticare il mezzo ma l’uso che doveva essere fatto. Universale, invece siamo arrivati al momento in cui i pensieri cambiano e durano un tweet, le convinzioni fino al prossimo post e noi fino a quando riusciremo a sopportare il pressappochismo che dilaga.
Sono scettico, per la prima volta dopo dieci anni, temo che abbiano più forza fuori da questo luogo i vostri fischi che le mie parole. Quello che mi fa piangere è sapere che avete, quasi, vinto. È aberrante rendersi conto di quello che in silenzio e deliberatamente ha fatto questa Camera. Avete, sorridendo, affossato ogni tipo di dissidenza, come se una parola possa fare così paura ed avete ridotto a pagliacciata ogni idea che non avesse portato beneficio ad almeno uno dei presenti in Aula, gli altri sono già in mare aperto e glielo faremo sapere al primo porto sicuro.
La sicurezza ci è tanto cara, vi è tanto cara. Chi ha solo polvere non ha nulla da temere, sarebbe bello fosse così ma oggi chi meno ha a più da temere. Questa dovrebbe essere la politica di protezione dei confini e dei cittadini?
È vero, cosa sia veramente un confine lo abbiamo dimenticato nel Risorgimento, quegli stessi stessi confini dove deponiamo fiori per i morti che una volta l’anno ricordiamo senza sapere il perché. Combattevano quegli uomini e quelle donne per proteggere gli ideali al di qua delle Erphy. I confini esistevano per dividere chi aveva già capito che il motto ” egalité, fraternité, liberté” era la strada giusta per uniformare l’umanità ed espiare i peccati passati. Abbandonare l’odio per abbracciare l’umana Giustizia, l’unica in grado di avvicinare l’uomo a qualsiasi Dio egli senta.
Vi vedo spaesati e con le gambe tremolanti, la pausa pipì non ci sarà, voglio un Onorevole pisciato addosso alla fine di quest’intervento!”.

“Ora che la calma è tornata posso continuare e concludere e, vi avverto, non vi piacerà.
Visto la piega che ha preso quest’intervento non terrò alcun pelo sulla lingua.
Per iniziare saluterò i miei cari perché presto sarò una delle vittime dello Stato. Dove lo Stato non è più parte lesa ma mandante che commmisiona l’omicidio per mantere puliti gli ingranaggi di una macchina che non è più in mani sicure. Mai lo Stato è in pericolo come in questi giorni, i meccanismi delicati della democrazia sono stati dati in mano a chi credeva che l’unità, nazionale prima ed europea dopo, sia uno strumento per accrescere il potere locale, piuttosto che nazionale, e continuare a compiere il falso destino di uno stivale spaiato. È quello che siamo: incompiuti incapaci di capire che l’altro stivale siamo noi.
Abbiamo persone dentro e fuori i confini sia nazionali che europei in cerca di condizioni di vita migliori ed alla disperazione noi rispondiamo con l’isolamento, chiudiamo i porti e siamo diventati sordi alle richieste d’aiuto: così facendo stiamo perdendo la nostra umanità. Ben più grave è perdere l’opportunità di affrontare un problema e risolverlo. Perdere l’opportunità di dimostrare che quello che definiamo mondo libero e civiltà sia veramente tale e non l’eco di libertà in una stanza vuota.
Mi domando se siamo veramente questo: siamo davvero così vuoti ed incapaci di pensare oltre la nostra vita? Parlate di muovervi per rendere migliore il mondo ai nostri figli ma la verità è che non esisteranno figli che potranno vivere e convivere quando noi, presenti in quest’aula, saremo parte dell’ossario di Stato. Stiamo seminando semi sterili mentendo dicendo di fare il meglio mentre il meglio rimane sempre per noi e solamente noi.
Gli sprazzi di buon senso non sono qualcosa che possiamo permetterci in questi giorni grigi, dovrebbe essere un’inondazione ma la maggior vittoria di questo Governo è stata quella di riuscire a distanziare chi non la pensasse come lui. È stato bravo chi ha pensato a questo ed a capire che l’indecisione non deve essere cambiata, abbracciata o derisa, per la vittoria politica serve la capacità di non fare nulla recitando la parte dell’indaffarto. Si è fatto in modo che buona parte dell’elettorato rimasse in casa ancora, come la notte pre elettorale fantozziana, diviso tra idee obsolete e voli pindarici del candidato di turno. Far rimanere a casa quelle persone ha fatto in modo che rimanessero isolati con le loro convinzioni lontani da ogni tipo di dibattito politico; unico porto franco il bar, al mattino, dove l’unico scambio di battute tra uguali ma non egualmente rappresentati, quando si tratta di decidere l’incomprensibile, si svolge tra una battuta ed un caffè. Sarebbe l’idillio di Athene ma siamo a Ryma.
Siamo diventati questo, cari colleghi, degli alieni che non hanno il coraggio di affrontare il confronto con chi è stato abbandonato legislatura dopo legislatura.
Stiamo accumulando problemi senza risolvere nemmeno quello che è stato urlato in campagna elettorale ed è stato fertile terreno per i voti. Promesse e loro mantenimento devono essere una soluzione e non una scusa per tappare un buco e crearne un altro. Fare questo vuol dire cercare di iniziare ad ancorarsi ad una posizione inadatta a chi vuole fare politica. Fare questo è l’inizio della fossilizzazione sociale ed è proprio questo l’obbiettivo di ha promesso di cambiare le vecchie convinzioni così ostili al nuovo che verrà.
Niente di nuovo è all’orizzonte, con questi alisei è più vicina la tempesta che la terra.
Quest’intervento non l’ho richiesto per cercare di avvicinare qualche esponente laterale al nostro schieramento ma l’ho fatto perché è diventato, per me, necessario per mettere nero su bianco ed impresso a colori sul canale della Camera le mie preoccupazioni di fronte alla deriva cieca che sta prendendo quest’assemblea.
Siamo un’assemblea di liberi cittadini eletti per fare il meglio per le ragioni dello Stato ma abbiamo smesso di ascoltare la Nazione ad i suoi primi vagiti. Siamo stati una madre disattenta che fa in modo di ribaltare la verità per giustificare le sue azioni passate e presenti.
Spero di essere presto smentito, grazie della pazienza colleghi.
Ho concluso”.

Istantanea

“Certe parole bisogna sentirle e non dirle”

M.me M. C. de L.

Amici miei siamo lontani,
amici miei siamo in silenzio.
Non abbiamo parlato abbastanza
ed adesso taciamo.
Dovevamo essere seduti, insieme
, guardare la brace e bere,
dovevamo essere insieme e
commentare il calciomercato estivo.
Invece siamo tra altri amici,
stiamo baciando nostra figlia
o siamo soli.
Questo è la nostra vita
sappiamo che qualcuno manca
non troviamo la motivazione per ritrovarci.
C’è chi non sa più perché questa è la piega e
qualcuno non ha ancora trovato le parole o,
il più fortunato adesso,
ha qualcuno di più importante a cui pensare.
Quando il sole inizia a calare vedo la chiara falce della luna,
succede alle volte d’estate
e penso sia bello vederla quando non dovrebbe esserci
e stupirsi a guardarla,
col chiaro, cominciare il suo giro del cielo.
Mi piace quando succede e penso a noi, al nostro tramonto,
la nostra notte che con l’alba
finisce e penso che siamo come i due astri.
Presto ci rincontreremo di nuovo ad orario aperitivo.

Il Ponte

Si cercano i colpevoli, si cerca il motivo e si cerca il modo di non fare ripetere una situazione simile nel futuro; lo si fa continuamente, si contano i morti ed i codici del pronto soccorso.
E tutto ritorna uguale a prima.

Dopo poche ore sta già tutto accadendo, ovunque.
Continuiamo a scavare tra le macerie noi ed i cani, fari ad illuminare e la luna a guardare.
Le prime dichiarazioni vengono fatte, i primi bilanci attendibili ed il cordoglio della nazione.
“Che non ci sia sciacallaggio dopo questa tragedia” ed è così che comincia quello che non dovrebbe cominciare.
La vicinanza da parte dello Stato e di tutte le forze politiche arriva la mattina seguente a microfoni riuniti.
Le parole sono sempre di conforto, cordoglio, affetto, rabbia, speranza, rassicurazione e giustizia. Ecco, queste sono le parole. Rimangono tali ovunque, troppi pochi gli esempi di VERA: Giustizia, Speranza, Rassicurazione, Cordoglio, Conforto ed Affetto.
La rabbia non dovrebbe essere contemplata a maggior ragione quando si ha la possibilità (adesso basta l’inadeguatezza) di poter parlare a Media riuniti.
Nel momento in cui le parole: “[…] lo Stato si raccoglie accanto alle famiglie delle vittime” le domande su chi, perché e come sia successo dovrebbero essere delicate per qualche giorno almeno finché le famiglie non seppelliscono i loro cari. Sbattere in continuazione ovunque l’opinione di chiunque a qualunque orario ed in qualsiasi modo non aiuta chi sta affrontando un lutto inaspettato, schokkante ed allarmante non aiuta nessuno.
Tutto questo rende solo sempre più doloroso l’essere cosciente dello stato di abbandono di quello che dovrebbe essere lo strumento che abbiamo scelto per risolvere ogni triste situazione.
Il silenzio del Governo, dichiarazioni mirate alla stampa e VERO lavoro in Parlamento per risolvere ed attuare qualcosa di utile, lungimirante e per una volta sicuro.
Il silenzio e la ragione non fanno parte di chi indossa questo stivale.

Spero di essere smentito, spero che nulla del genere accada più. Quando la Terra ci scuote, bagna ed infiamma è qualcosa che possiamo al massimo cercare di contenere ma quando sono le nostre mani a macchiare di sangue la l’innocenza di qualcun’altro il minimo che si può fare è rispettare quello che si è detto.
Elaborare il lutto in diretta TV, aver avuto al proprio funerale la delegazione di Stato, Sky e Dazn a riprendere ed il tuo cane diventato meme su FB è quello che avrai sempre sognato almeno una volta, da vivo.
Ti piaceva leggere, odiavi l’attuale Governo e vedevi le partite piratate da chi aveva Dazn mentre accarezzavi il gatto e leggevi ‘Le ore’. Il primo sussulto nella tomba arriva prima ancora di essere completamente sepolto o tumulato avendo la certezza che le mani che si prenderanno cura della tua famiglia, così come ha promesso il Primo Ministro al tuo elogio funebre, molleranno la presa al prossimo evento che desterà scalpore. Quando eri vivo vedevi quello che ti circondava ed ascoltavi le parole attorno a te, qualche volta i tuoi occhi si sono fatti tossi davanti alla selezione e l’indifferenza della tragedia accuratamente scelta per il piccolo e medio schermo ed ora tocca a te. Qui arriva la Rabbia ovvero di fare un fine infame solo perché qualcuno non ha voluto aprire, riparare, chiarire, cambiare qualunque sia il luogo della tua morte, non sei stato il primo e continuando così non sarai l’ultimo che fa la stessa fine. “Combattete!” vorresti urlare quello che si propone cambiamento in realtà è solo una parola detta da bocche atone e visi vacui. Quando nessuno ascolterà più la tua famiglia sarai morto per il solo Share questa certezza è solo tua e rimane tra te il raso il legno e la terra.

Da bambino mi piaceva stare a guardare la luce che filtrava dalla finestra della mia camera, al pomeriggio il raggi del sole entravano dritti sul mio letto e tutto intorno guardavo i minuscoli granelli di polvere lentamente cadere sul pavimento.
Quando sono cresciuto ed ho iniziato a fumare allo stesso orario guardavo i raggi del sole, stavolta avevo aggiunto un cristallo alla finestra ed era bello vedere i vortici di fumo ed i colori dell’iride spargersi tra il letto e la scrivania.

Vorrei che succedesse lo stesso e non continuare a vedere la polvere posarsi su qualcosa di unico