Intervento

Ryma, Itoyia. 2*/0*/****
Trascrizione dell’intervento del sen. Myra Stochajozzovic.

“Ringrazio il collega relatore per l’ottimo intervento, grazie ancora.
Adesso veniamo a noi, spero di non dilungami ma sarete voi i primi a scoprirlo.
Cosa è cambiato mi chiedo? Come è avvenuto, presupponendo sia successo? Chi e perché ha avviato questo [fantomatico] processo? Quando questo è accaduto?
Sono le 5 domande che ogni giornalista so deve porre ed a cui deve dare veritiera risposta ed adesso tutti possiamo essere in grado di rispondere a queste domande per molte questioni in primis di politica ed ordine interno. Non siamo in grado di sostituirci ai professionisti dell’informazione ma possiamo, quantomeno, verificare quello che leggiamo.
Deleghiamo, invece, quasi ogni aspetto della nostra vita e pretendiamo di essere in prima linea quando le cose non vanno come pensiamo, lo facciamo solo per individualismo. Perché ci ostininiamo a voler essere ciò che non siamo? Tutto questo non fa altro che aumentare il nebuloso caos della folla dalla chiara ed ottusa visione di chi riesce ad arrivare ad un tavolo alto e per questo si crede governante. La frattura tra il vero della massa e l’egoista illusione di pochi rischia ogni giorno di più di essere insanabile. Quello che fa più preoccupare è la mancanza di voglia nel riavvicinamento, da un lato c’è ostracismo: il popolo inizia a disilludersi, il popolo sente di non essere più sovrano e di non essere degnamente rappresentato. Cosa c’è di più brutto? Siamo al limite della speranza. Quando gli ultimi non vengono aiutati ma, al contrario, si fomenta un clima d’odio e di diffidenza proprio loro in quel preciso momento diventano lo standard per misurare lo Stato.
Le parole sono sempre state tante e spese per ogni occasione, i toni vogliono instillare fiducia ma ad ascoltare bene si sentono tutte le bugie ed il menefreghismo tra un silenzio e l’altro ed in questo clima i silenzi sono davvero pochi; copriamo col rumore la verità così come si nasconde lo sporco sotto il tappeto.
Siamo ridotti a servi senza diritto di replica. Chi è stato eletto per dare voce a chi non ne ha sta fallendo miseramente, chi urla ai quattro venti che ha vinto ed ha il dovere di dare voce ai suoi elettori sta facendo lo stesso.
Odio, incompetenza e populismo questo, mi dispiace dirlo, è il terreno più fertile per quello che va contro l’articolo uno della costituzione: “[…] la sovranità appartiene al popolo”.
Oppressi che vengono oppressi ed umiliati, aiutare e sostenere chi non riesce a camminare si è trasformata in un’idea Spartana di Società.
Ora gli ultimi vengono allontanati, dimenticati e solamente quando uno di questi, indesiderato oramai, fa un gesto eclatante, solamente allora, ritorna alla ribalta il problema di chi ha disturbi mentali e/o sociali e la discussione non si focalizza mai sul risolvere il problema ma, spesso strumentalizzati da alcuni organi di informazione, diventano colpevoli e pericolosi. Quello che dovrebbe essere la punta di diamante della società diventa il problema che affossa la società.
Quello che mi domando è se questa idea può avere applicazione e ragione d’essere nella nostra vita.
Sparare a zero su chi non può difendersi non ha nulla di civile e uno Stato che si comporta in questo modo con i propri cittadini, nati od arrivati, non può definirsi tale; una, lo odio quindi scusate il termine, classe dirigente (politica ed econonomica) immobile che non vuole trovare il modo di trasformare un problema in una opportunità ai miei occhi non può più definirsi uno Stato Democratico. Avrei più considerazione se l’onesta entrasse dalle finestre di Valle Cytoro e desse la certezza di vivere in uno Stato fantoccio con forti derive fasciste. Ci fosse una dichiarazione del genere avrei più fiducia e sarei tranquillo. Combattere le ombre è un lavoro duro ma bisogna farlo e dobbiamo farlo.
Se la controparte avesse il coraggio di togliersi la maschera potremmo dirci in Democrazia ma non è così e questa situazione non fa altro che aumentare il potere di chi ha fatto dell’immobilitá e dell’ottusità lo specchio di una società che, lentamente e con meno forza di opporsi, si sta uniformando a quello che gli eventi l’hanno spinta.
La società sta cambiando di nuovo, l’ha già fatto almeno un paio di volte senza che ce ne rendessimo conto e per paura del nuovo, paura del diverso, dell’ignoto, come se il noto sia il migliore dei mondi possibili, abbiamo chiuso gli occhi e nascosti nella nostra nicchia.
Nei secoli bui dell’Europa il popolo, i sovrani e gli ultimi nella vita quotidiana non avevano paura di quello che non conoscevano, li terrorizzava molto di più quello che tutti i giorni dovevano subire o vedere e fare. Faceva paura il presente costruito dagli uomini e non quello a cui non si trovava risposta. Trovare la soluzione per lenire le sofferenze e per migliorare la propria vita fa parte della sfera dell’ignoto oramai. Siamo stati costretti e siamo stati rinchiusi nella sfera del noto come unico e solo parametro per misurare la realtà, allontanando e denigrando il diverso.
Una volta questo cieco atteggiamento sarebbe stato spiegato come una paura, la naturale reazione di fronte a ciò che non di conosce. Niente di più falso e sbagliato è stato insegnato o inculcato, quella stessa paura fa in modo che l’immobilità del presente sia la sola unica e vera coscienza possibile. Parlo di coscienza e non di realtà proprio perché è questo il fine ultimo di chi ha cuore mantenere questo status quo. La realtà dovrebbe camminare di pari passo con la coscienza dell’individuo ma nel momento in cui la parola massa è stata associata a popolazione l’individuo ha iniziato a smettere di essere parte di un meccanismo politico e sociale fondamentale in una nazione che si vuole definire sovrana ed emancipata.
Per inciso quello che da più fastidio è parlare di uno stato sovrano come di un adolescente in preda agli ormoni. Allarga le spalle per farsi rispettare e china il capo per briciole e menzogne ed in tutto questo siamo alla mercè di chi occupa gli scranni e ci usa come un qualcosa “da domare” (di hitleriana memoria). Siamo ormai spersonalizzati non solo nella rappresentazione parlamentare ma, con maggior timore, anche nella sfera personale. Stiamo perdono la critica e preoccupatamente cominciamo a parlare come la TV ( facebook, twitter etc). Non voglio criticare il mezzo ma l’uso che doveva essere fatto. Universale, invece siamo arrivati al momento in cui i pensieri cambiano e durano un tweet, le convinzioni fino al prossimo post e noi fino a quando riusciremo a sopportare il pressappochismo che dilaga.
Sono scettico, per la prima volta dopo dieci anni, temo che abbiano più forza fuori da questo luogo i vostri fischi che le mie parole. Quello che mi fa piangere è sapere che avete, quasi, vinto. È aberrante rendersi conto di quello che in silenzio e deliberatamente ha fatto questa Camera. Avete, sorridendo, affossato ogni tipo di dissidenza, come se una parola possa fare così paura ed avete ridotto a pagliacciata ogni idea che non avesse portato beneficio ad almeno uno dei presenti in Aula, gli altri sono già in mare aperto e glielo faremo sapere al primo porto sicuro.
La sicurezza ci è tanto cara, vi è tanto cara. Chi ha solo polvere non ha nulla da temere, sarebbe bello fosse così ma oggi chi meno ha a più da temere. Questa dovrebbe essere la politica di protezione dei confini e dei cittadini?
È vero, cosa sia veramente un confine lo abbiamo dimenticato nel Risorgimento, quegli stessi stessi confini dove deponiamo fiori per i morti che una volta l’anno ricordiamo senza sapere il perché. Combattevano quegli uomini e quelle donne per proteggere gli ideali al di qua delle Erphy. I confini esistevano per dividere chi aveva già capito che il motto ” egalité, fraternité, liberté” era la strada giusta per uniformare l’umanità ed espiare i peccati passati. Abbandonare l’odio per abbracciare l’umana Giustizia, l’unica in grado di avvicinare l’uomo a qualsiasi Dio egli senta.
Vi vedo spaesati e con le gambe tremolanti, la pausa pipì non ci sarà, voglio un Onorevole pisciato addosso alla fine di quest’intervento!”.

“Ora che la calma è tornata posso continuare e concludere e, vi avverto, non vi piacerà.
Visto la piega che ha preso quest’intervento non terrò alcun pelo sulla lingua.
Per iniziare saluterò i miei cari perché presto sarò una delle vittime dello Stato. Dove lo Stato non è più parte lesa ma mandante che commmisiona l’omicidio per mantere puliti gli ingranaggi di una macchina che non è più in mani sicure. Mai lo Stato è in pericolo come in questi giorni, i meccanismi delicati della democrazia sono stati dati in mano a chi credeva che l’unità, nazionale prima ed europea dopo, sia uno strumento per accrescere il potere locale, piuttosto che nazionale, e continuare a compiere il falso destino di uno stivale spaiato. È quello che siamo: incompiuti incapaci di capire che l’altro stivale siamo noi.
Abbiamo persone dentro e fuori i confini sia nazionali che europei in cerca di condizioni di vita migliori ed alla disperazione noi rispondiamo con l’isolamento, chiudiamo i porti e siamo diventati sordi alle richieste d’aiuto: così facendo stiamo perdendo la nostra umanità. Ben più grave è perdere l’opportunità di affrontare un problema e risolverlo. Perdere l’opportunità di dimostrare che quello che definiamo mondo libero e civiltà sia veramente tale e non l’eco di libertà in una stanza vuota.
Mi domando se siamo veramente questo: siamo davvero così vuoti ed incapaci di pensare oltre la nostra vita? Parlate di muovervi per rendere migliore il mondo ai nostri figli ma la verità è che non esisteranno figli che potranno vivere e convivere quando noi, presenti in quest’aula, saremo parte dell’ossario di Stato. Stiamo seminando semi sterili mentendo dicendo di fare il meglio mentre il meglio rimane sempre per noi e solamente noi.
Gli sprazzi di buon senso non sono qualcosa che possiamo permetterci in questi giorni grigi, dovrebbe essere un’inondazione ma la maggior vittoria di questo Governo è stata quella di riuscire a distanziare chi non la pensasse come lui. È stato bravo chi ha pensato a questo ed a capire che l’indecisione non deve essere cambiata, abbracciata o derisa, per la vittoria politica serve la capacità di non fare nulla recitando la parte dell’indaffarto. Si è fatto in modo che buona parte dell’elettorato rimasse in casa ancora, come la notte pre elettorale fantozziana, diviso tra idee obsolete e voli pindarici del candidato di turno. Far rimanere a casa quelle persone ha fatto in modo che rimanessero isolati con le loro convinzioni lontani da ogni tipo di dibattito politico; unico porto franco il bar, al mattino, dove l’unico scambio di battute tra uguali ma non egualmente rappresentati, quando si tratta di decidere l’incomprensibile, si svolge tra una battuta ed un caffè. Sarebbe l’idillio di Athene ma siamo a Ryma.
Siamo diventati questo, cari colleghi, degli alieni che non hanno il coraggio di affrontare il confronto con chi è stato abbandonato legislatura dopo legislatura.
Stiamo accumulando problemi senza risolvere nemmeno quello che è stato urlato in campagna elettorale ed è stato fertile terreno per i voti. Promesse e loro mantenimento devono essere una soluzione e non una scusa per tappare un buco e crearne un altro. Fare questo vuol dire cercare di iniziare ad ancorarsi ad una posizione inadatta a chi vuole fare politica. Fare questo è l’inizio della fossilizzazione sociale ed è proprio questo l’obbiettivo di ha promesso di cambiare le vecchie convinzioni così ostili al nuovo che verrà.
Niente di nuovo è all’orizzonte, con questi alisei è più vicina la tempesta che la terra.
Quest’intervento non l’ho richiesto per cercare di avvicinare qualche esponente laterale al nostro schieramento ma l’ho fatto perché è diventato, per me, necessario per mettere nero su bianco ed impresso a colori sul canale della Camera le mie preoccupazioni di fronte alla deriva cieca che sta prendendo quest’assemblea.
Siamo un’assemblea di liberi cittadini eletti per fare il meglio per le ragioni dello Stato ma abbiamo smesso di ascoltare la Nazione ad i suoi primi vagiti. Siamo stati una madre disattenta che fa in modo di ribaltare la verità per giustificare le sue azioni passate e presenti.
Spero di essere presto smentito, grazie della pazienza colleghi.
Ho concluso”.