
Ci siamo visti poche volte prima che stessimo insieme. Quando ci conoscemmo non avevamo niente da dirci, i miei amici i tuoi nemici ed i tuoi amici i tuoi nemici. Un brindisi se capitava e nulla più. Non ci siamo salutati mai con un bacio fino a quando ci siamo abbracciati per la prima volta.
Siamo stato troppo distanti, per troppo tempo, gettare al vento noi sarebbe il più grande spreco della nostra vita. Non ho mai creduto al l’imprevedibilità, ho sempre pensato che la vita di ogni persona è su dei binari dai quali non ci si può allontanare più di tanto. Ho sempre pensato che la vita fosse un ponte ferroviario in legno in una gola sopra un fiume ed il nostro obbiettivo la realizzazione alla fine del ponte.
Quello che dobbiamo fare è seguire le rotaie e tutto sarà chiaro ed avrà un logico compimento. Siamo come gli adolescenti di “Stand by me” che cercano di superare l’ostacolo per vedere quello che stanno cercando o come gli “Arisogatti” cerchiamo di tornare a casa.
Ed invece all’improvviso tu, non qualcuno sulla strada od una prevedibile infatuazione ma altro, lontano da quello che avrei potuto solamente immaginare.
Prima di te solamente il ricordo di un bacio lontano nella memoria che all’inizio del viaggio mi ha fatto battere il cuore e dopo, nonostante i tentativi, solo qualche sussulto e la strada davanti ai miei occhi. La fine è solamente il risveglio da un sogno già fatto ed il tragitto, come la storia di quel viaggio onirico, un mistero.
Ma all’improvviso un abbraccio in mezzo alla strada e le tue braccia intorno al mio collo: tutto ha iniziato a girare e noi con loro. In quel momento ho capito di essere presente nel momento in cui il “punto medio di un segmento su di un asse cartesianano ha compimento” ed ho capito quello che dovevo fare, senza riuscire a farlo. Ti ho trovata camminando sopra le rapide di fiume ed in mezzo al mio ponte, finalmente, ho capito che non dovevo attraversarlo ma gettarmi nei suoi vortici. Inabbissarmi, perdere il fiato e trovare di nuovo l’ossigeno nei tuoi baci.
Così è stato fino a quando ho capito che non sapevo nuotare nelle tue acque. Troppo profonde e salate per chi ha paura dell’acqua, saper nuotare non è d’aiuto e le abilità per rimanere a galla insufficenti per le tue acque.
Una volta che ci si tuffa non si può far altro che imparare a nuotare.
Pensavo di non riuscire a trovare chi mi facesse capire che bisogna affrontare ogni vortice, perdere il fiato e combattere contro i mulinelli per arrivare al dolce alveo che è il tuo cuore.
Il tuo, come il nostro, non è un viaggio verso il mare piatto e calmo, dobbiamo affrontare gole e secche, rapide discese e strette valli, il nostro percorso è tortuoso e senza tutte le nostre anse non potremmo mai essere felici.
Certe cose le ho capite tardi ed ho perso la tua corrente ma non potevo e volevo smettere di seguirti, non è più possibile vivere senza avere i polmoni pieni di te.
Guardo il cielo mentre scorro tra le tue braccia e penso di essere stato fortunato a cadere mentre attraversavo il tuo corso ed aver cambiato la mia strada per immergermi in te.