Qui e lì

Instagram stories come mezzo per identificare il vero meritevole richiedente asilo ed il profugo medio. Richiesti selfie in terra natia, maggiore devestazione maggiore probabilita di riuscire ad accedere al secondo colloquio. La fortuna di poter rimanere in Italia non ha tempo e prezzo. È questa oggi la nostra silenziosa vita.

Costretti all’esilio, costretti a lasciare la propria terra e le proprie case in molti casi ridotte in un cumulo di macerie. Non esistono più crisi che possiamo controllare ed abbiamo perso la speranza nel poter trovare corridoi umanitari e poter salvare chi è nato senza neanche sapere quale sia la sua colpa.
La cecità ha preso il posto della luce razionale ed illuminista.
Siamo confinati nelle nostre case o quel che ne rimane. Siamo rimasti soli, abbandonati ad un destino che non vuole cambiare.
La nuova politica internazionale non ha preso nessuna posizione e quello che sopporta la nostra pelle solamente le cicatrici possono dimostrarlo. Le fotografiamo, documentiamo i nostri tormenti quotidianamente, scriviamo quello che vorremmo solo dimenticare. Non possiamo più tentare di attraversare il mare o prendere la via delle montagne se lo facciamo e riusciamo nella nostra impresa saremo costretti a tornare alla nostra miseria. Non funziona più così, i nostri padri hanno avuto la fortuna di poter tentare a noi resta solo una vaga speranza e l’imposizione di registrare le nostre sofferenze e pubblicarle sul nostro profilo UNCHR. Non siamo mai stati liberi di poter andare dove volevamo ed oggi lo siamo ancor meno.
Siamo vagliati, identificati, giudicati ed esposti solo per riuscire ad accedere ad altri infiniti colloqui che non fanno altro che mantere lo status quo.
Ci vogliono qui incuranti se dall’altra parte del nostro orizzonte c’è qualcuno che sta pensando a noi.
Non simo più persone che fuggono dalla miseria ma partecipanti ad un grande casting fatto sulla nosta
Vita. Non siamo più considerati persone ma come qualcosa che può portare alla rovina di un paese. Non siamo più un’opportunità e ci viene anche negata la possibilità di raccontarci se non tramite internet e la verità viene modificata continuamente. Mentiamo sulla nostra condizione, aumentiamo il nostro dolore e le nostra pena solo per avere la possibilità di avere un colloquio e forse la possibilità di arrivare fino alla soglia del programma di espatrio. Nessuno ci arriva mai, siamo costretti a costruire una città nel deserto con le nostre mani e senza mezzi e conoscenze per rendere meno doloroso svegliarsi ogni mattina.
Nessuna nazione ci vuole più, siamo indesiderati a casa nostra ed anche dove i nostri parenti hanno avuto la fortuna di arrivare.
Viviamo in un limbo nel quale non abbiamo avuto colpa nel cadervi dentro. Siamo qui senza poterci muovere al di fuori del campo, non possiamo lavorare, non possiamo studiare e così lo facciamo lo stesso, abbiamo fondato una comunità dove non avremmo mai voluto farlo e cadiamo in depressione, la nostra testa inizia ad avere i tormenti (così li chiamano) degli occidentali. All’improvviso non siamo più stati padroni del nostro, umile e povero, destino senza l’opportunità di poter migliorare la nostra esistenza.
Non siamo così importanti e questo mi fa pensare che adesso tutte le battaglie fatte per dare pari opportunità sono state vane. In pochi anni è stato distrutto tutto quello per cui si era combattuto e siamo tornati a non essere più tutti uguali neanche davanti agli occhi di Dio ma questa è solo la visione cieca di uomini stolti e noi il suo dominio.
Perché?

Mio fratello vive in Svezia, ha camminato per settimane prima di riuscire ad arrivare fino al grande nord, ha sofferto ed ora vive in un piccolo appartamento, lavora, guadagna poco ma abbastanza per poter mandare qualche soldo al campo. Ha cominciato a studiare da solo per imparare bene l’inglese e lo svedese, ogni volta che finiva un libro lo spediva a me allegando una lettera con le sue spiegazioni e le note tra le pagine per farmi capire che sono tante le cose che avrei dovuto sapere per essere una persona migliore.
Grazie a lui adesso ho una piccola biblioteca tra le tende. Presto i libri per qualunque cosa possa offrire il mio compagno di sabbia. Per una capra puoi tenere il libro per unese intero, verdure una settimana, acqua e latte due giorni. Gli affari non vanno molto bene e così la mattina cerco di essere un buon insegnante per i bambini che vogliono imparare che al di là delle dune c’è altro. Più passano i giorni e più penso che vogliono lasciarci qui a morire come preferiamo. Prima avevamo la speranza e la paura di ritrovarci, dopo tutta la strada percorsa, in un luogo migliore ma che non ci vuole. Speravamo, però, che le persone potessero essere diverse dai loro governi ed è stato così per un po’ fino a quando siamo diventati sgraditi, indesiderati e la causa di ogni male, ovunque andassimo. La storia non insegna nulla a chi non vuole ascoltare ed adesso ci ritroviamo davanti allo stesso baratro in cui siamo caduti negli anni 30 del ‘900.
La nostra colpa è stata quella di vivere sulla terra dove chi vorremo ci aiutasse adesso ha fatto campagne militari e politiche per mera speculazione. Siamo diventata la commissione bancaria da pagare quando si saccheggia una nazione e si fanno affari con chi ha cuore solo il suo stomaco.
E noi qui adesso a spazzare il pavimento tutto il giorno per non far accumulare la sabbia. Il deserto avanza inesorabile e sotterra tutto quello che lo ostacola adesso ci siamo noi sulla sua strada e abbiamo solo una pala per poterci salvare. Piuttosto che lasciare la nostra Fede per essere smistati ed indottrinati nei centri della chiesa preferiamo mantenere almeno la nostra anima, la vera Anima, dalla dannazzione a cui già siamo costretti.

Alcuni miei amici hanno messo su una tenda dove si fanno servizi ad hoc per l’UNCHR, al solito in molti casi è diventato un modo per fare sesso, metterlo in rete e guadagnare dai banner e dagli iscritti bianchi.
Eccoci in attesa di qualcosa che non arriverà mai, aspettiamo di invecchiare come stiamo aspettando Godot: ad oggi il titolo più richiesto.