Storia di un’Italia che non c’è più

Breve favola su di un piccolo clichè.

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Siamo qui per raccontare una breve storia.
Una favola, della buona notte.
C’era una volta un paese lontano, al primo piano di un castello vive una principessa e la sua inquilina. La principessa aveva appena intrapreso la strada dei Sensi. Viveva dentro la sua reggia aspettando l’ora che il suo cavaliere smontasse dalla sua gazzella per sentire la sua voce. Era bello, era la luce dei suoi occhi*.
Vibra il telefono. E’ lui che chiama, si chiude in bagno, in camera, in cucina. Rimane da sola con lui al telefono.
Non si sente cosa dicono, si sentono solo i suoi sospiri dopo la telefonata, il suo cuore che batte e fa un tonfo.
Si sentono spesso al telefono, è uno dei pochi modi che hanno per rimanere in contatto. Lei segregata nella torre del castello, al piano terra. Lui in prima fila per combattere. Rendere questo paese migliore. Proteggere e servire. Gran cavaliere, sergente dell’Arma, vassallo dello Stato. Servitore di sua Santità il “Fratello” illuminato.
Purtroppo proteggere e servire vuol dire combattere in terre lontane.
Ora l’ostacolo per la nostra bella e il nostro prode cavaliere è che il cavaliere ha già un cavallo da diversi anni. Quantifichiamo in 7.
La nostra protagonista ha un cavallo più bello, il manto è più lucido e a differenza del caval donato gli si può “guardare” anche in bocca.
Il sole era caldo, la Calabria li aspettava per stare da soli solo loro due. Aprire il loro amore.
Il cavaliere volle riprovare il cavallo della bella, visto che a caval donato non guarda in bocca…vedi sopra.
I raggi del sole toccavano i loro corpi, erano felici. Si amavano. Promise che avrebbe lasciato quell’arpia, che non lo faceva vivere. Che lo imprigionava. Voleva solo del tempo, la fine dell’anno. La loro storia era lunga. Sette anni con colei che la teneva lontano dal suo amore erano troppi per troncarla così. La fine dell’anno di tre anni fa.
Il sole era caldo, li (di nuovo) aspettava la Sicilia. Poter stare finalmente da soli, solo loro due. Far sbocciare il loro amore.
I raggi del sole toccano i loro corpi, sono felici. Si amano. “Voglio prometterti che staremo insieme, voglio lasciarla quell’arpia.”
“Non parlare, aspetta.”
“Dammi un pò di tempo, la sai la mia storia.”
“Aspetterò”.
Il tempo scorre e la nostra bella aspetta con trepidazione ogni telefonata per sentire la sua voce. Sentire che l’ha mollata.
Prendere il posto dell’arpia. Stare insieme, il cavallo ed il suo cavaliere.

per maggiori informazioni chiedere di Comencini e De Sica
(* occhi, per inciso ancora aperti e sguardi innamorati da 3 anni. N.d.A)

De la vida como una pelicula y su tragedia comedia y ficcion

“La vida es una viaje no una estación,
saca tu memoria de esa prisión,
se que hay bonitos recuerdos pero no es de cuerdos tener recuerdos por obsesión.”

 

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A seduto di spalle, B entra nel bar e si avvicina ad A. Pacca sulla spalle e:
«Di nuovo qui, stesso tavolo, stessa sigaretta accesa»

la mano rimane sulla spalla B si muove e si siede davanti ad A: fermo seduto senza poggiarsi allo schienale gomiti sul tavolo mani giunte davanti la bocca le dita coprono il naso.
«non c’è da bere se hai notato»
«è vero, sono passati quindici anni. Mi starò facendo vecchio anche io..che ti prendo?»
B si stende sulla sedia a suo agio.
«nulla per me, grazie.»
«Cosa? Proprio tu?»
«Quello che si sta facendo vecchio sono io non tu, ancora.»
B si volta verso il bancone del bancone del e fa un cenno.
«Per adesso grazie, finita la nostra conversazione sarai tu ringraziare me per l’offerta che ti farò»
«guarda, come ti ho detto al telefono…»
Arriva una cameriera.

«ti interrompo subito. Per prima cosa ti da fastidio se mi bevo uno spritz davanti a te? E seconda cosa: sicuro? Nulla di analcolico…fanno dei virgin fantastici! Vero Carla?»
B guarda Carla.

«abbiamo uno dei migliori bartender della città, siete pronti per ordinare?»
Cominciando la frase guardando A e finendola guardando B.

«Per me un the freddo, grazie. Non mi da fastidio, non sto seguendo i cinque passi sono altri motivi. Tu prendi quello che vuoi.»
«Il solito signor B?»
«Grazie e ci porteresti due cose da stuzzicare?»

«Certamente.»
«È una cara ragazza, non crederesti mai abbia già trentacinque anni»
«già?»
«Siamo qui per parlare di cose importanti»
«potrebbe diventarlo anche quel ‘già’»
«non è successo nulla con Carla quando ero con tua figlia non ti preoccupare, l’ho sempre amata lo sai bene. Carla è stata una storia di una notte per me, per lei l’errore di una notte.»
«Ne hai fatti tanti di errori, siamo qui per questo? Pensavo avessimo seppellito l’ascia di guerra»
«È sempre al suo posto sottoterra, non sono qui per parlare di Nora ma non ti sentivo da tanto ed improvvisamente è successo qualcosa per cui tu sei perfetto»
«Anche la mia Nora è sepolta insieme a tutto quello che mi sono ripromesso di non fare. Come vedere te, per esempio»
«non bere è un altro?»
«certo»
Arriva Carla l’ordine sul vassoio.
«Ecco a voi signori»

A verso Carla.
«Grazie quanto le dobbiamo?»
«Non si preoccupi è già tutto sul conto del signor B.»
Aprendo le braccia.
«sei mio ospite, pagarti quella lattina troppo cara per credere che sia soltanto acqua, zucchero e polvere di the è il minimo che possa fare!»
«Allora grazie e grazie anche a lei signorina»
«Si figuri»
B verso Carla.
«Santo c’è oggi?»
«Arriva tra un ora»
«digli che devo parlargli»
«va bene, buona serata signori»
Guardano tutti e due il sedere di Carla.
«cosa devi dire a Santo?»
«Non lo conosci nemmeno»
«chi è Santo?»

«il padrone del locale devo dirgli che voglio una pinta gratis quello che stai bevendo è un furto è l’acqua colorata più cara mai vista»
«cosa ci stiamo facendo qui?»
«Chiacchieriamo, ci rilassiamo e riprendiamo confidenza con noi, non parliamo da anni io e te!»
«Non lo abbiamo mai fatto era Nora che lo voleva e non mi sei mai andato a genio»
«perché sei qui allora?»
«Perché lo voleva Nora»
A poggia le mani sul tavolo, B posa la sua mano su quella di A .
«Cosa stai facendo?»
«pensavo che avessi bisogno di un attimo di calore umano»
«hai pensato male..»
«mi farò bastare che tu sia qui.»
«Grazie»
«Prego..»
«Grazie per essere stato vicino alla mia Nora, nonostante quando era con te era felice. Scusa se non ho mai provato ad essere gentile con te»
«Scuse accettate e comunque non sono lo stinco di santo che pensi..»
«No?»
«Qualche cazzata l’ho fatta anche io ma non sono mai arrivato a portarmi a letto un’altra donna…quello che è successo con tua figlia era unico per me sapevo che era così anche per lei e ci amavamo..mi manca ogni giorno»
«anche a me…al diavolo…Carla!?»
A alza la mano e richiama l’attenzione della cameriera.
«che stai facendo? L’hai vista due secondi e ti prendi tutta questa confidenza?»
«Sono anziano e me ne fotto!»
Carla arriva sorridente guarda A.
«Mi dica signor A»
B di stucco guarda prima Carla e poi A di nuovo ed ancora.
«Signor A? Ma vuoi due vi conoscete?»

A guarda solamente Carla e sorride.

«Da qualche anno, B è un problema per te?»
«No, no assolutamente…»
«Portami un bourbon tesoro»
«Subito signor A»
«tesoro?»
«Sono qui B, quello è il culo di Carla che se ne va, sii gentile lo sa benissimo che lo fai ogni volta»

«dici?»
«Lo so.»
«Come?»
«Me l’ha detto lei e sono sempre stato più di quello che tu pensi così come pensi che lo sia tu ma la verità è un altra.»
«Quale sarebbe?»
Carla arriva sorridente guarda A.
«Il suo bourbon signor B»
«grazie dolcezza»
Soli A e B.
«Dolcezza??»
«Smettila la tua è solo gelosia»
«gelosia…? Vuoi dire che..»
«Cosa?»
«Che tu e lei»
«ecco cos’era che non sopportavo di te tutto questo»
«tutto me?»
«L’infantilismo, questa è la verità. Hai sempre voluto assomigliare a me e pensi che in qualche modo ci sia riuscito ma non è così, lo pensavo ed ora che l’ho visto ne sono certo. Pensi di riuscire ad essere misterioso e pronto a tutto io invece credo che non sia così ed è per questo che sono qui»
«tu sei qui perché ti ho invitato io»
«potrebbe sembrare così.»
«Ti ho chiamato io, ti ho invitato io qui, oggi a quest’ora. Tu hai accettato l’invito non hai organizzato nulla e non sei stato in ansia per l’incontro»
«ansia no ma ero curioso di sapere perché mi avessi chiamato e cosa posso fare solamente io?»
«Intanto ti ho chiamato per sapere se tra te e Carla va tutto bene oppure se si libererà presto di te…ma come diavolo vi conoscete?»

«Stai tranquillo, sono arrivato prima di te ed è stata così gentile da fare quattro chiacchiere con un vecchio»
«quanto prima?»
«Un paio d’ore e tre bicchieri di scotch. Appena le ho il fatto il tuo nome le si sono illuminati gli occhi»
«è una cara ragazza..»
«è quello che le detto anche anche io ed è per questo che le ho chiesto perché conoscesse uno come te. È stata una mezz’ora interessante.»
«Cosa ti ha raccontato?»
«Niente di importante ora. Perché sono qui invece che a casa mia a guardare la tv?»
«Sul serio cosa ti ha detto?»
«È importante?»
«Potrebbe esserlo, dopotutto.»
«Ho fatto male a chiamarti avrei dovuto farmi gli affari miei a fare questo da solo»
«Che intenzioni hai? È già successo in passato e non voglia che succeda lo stesso ancora, se non per te stesso per lei»
«ero giovane e non sapevo che le cose si possono mettere male in una frazione di secondo, adesso si»
«sei ani di carcere ti danno l’esperienza necessaria invece. Stavolta non ci sarà nessuno a farti visita questo lo sai? Le avevi promesso che non avresti mai più preso quella strada.»
«Non ho più nulla dopo la morte di tua figlia e così anche tu. Questo potrebbe fruttarci qualcosa con cui fare qualcosa di buono, per lei.»
«Sono vecchio e stanco»
«non lo sei ancora, ti ho osservato per un po’ prima di telefonarti, volevo essere sicuro che almeno ti avrei messo davanti a questo tavolo e credo di esserci riuscito.»
«Ho fatto lo stesso anche io. Dopo averti sentito ho chiamato qualche vecchio amico e ho chiesto il favore di darti un occhiata, la convinzione me la sono creata io tu hai inserito solamente della curiosità»
«ci ha sempre accomunati»
«non credo di aver qualcosa in comune con te, almeno non più.»
«Basta piangerti addosso, lei starà sicuramente meglio di noi mentre si prepara la ramanzina che ci farà quando la rincontreremo.»
«Le è sempre piaciuto il tuo ottimismo e la tua voglia di scherzare sempre, diceva che le dava la forza che non trovava in se»
«smettiamola. Forza ora che hai gettato la maschera possiamo farci un brindisi a chi abbiamo amato fino al suo istante?»
«Va bene, la mia vita è troppo corta per farmi prendere dalla tristezza.»
«cosa ti prendo?»
«lo stesso che prendi tu»
«sicuro?»
«certo che sono tutte queste domande? Prendi da bere, mi fai passare la voglia.»
A rimane da solo. B al bar.
B al bar.
«Dammi due vodka»
«va tutto bene col tuo amico?»
«Non siamo amici»
«sempre simpatico! Ti do la solita?»
«Cristal Head»
«In arrivo simpatia!»
«Non gli sono mai piaciuto…»
«non stento ad immaginare il contrario.»
«A te sono simpatico Carla?»
«Oggi si..ma forse perché il tuo amico è gentile e compensa te»
«ti faccio sempre ridere»
«so ridere a comando, guarda qua»
Carla si produce in una risata di gioia.
«Sei sempre la migliore. Grazie»
«lo so è questo posto che è troppo piccolo per me»
«nessun posto è degno di te. Mi faresti il favore di portarci da bere al tavolo, sai quanto sono distratto e rischio sempre di rovesciare almeno mezzo bicchiere»
«arrivo tra poco»
«grazie ancora, anche per avermi parato il culo con il vecchio»
«e chi ti garantisce che l’abbia fatto»
«so che è così»
«mi sta simpatico il tuo amico»
«te l’ho detto non siamo amici. Questi due segnali sul mio conto.»
A e B di nuovo al tavolo insieme.
«Torni a mani vuote?»
«sta arrivando»
«tante cose di te ‘stanno arrivando’ spero che questa non sia una di queste»
«passano gli anni ma il sarcasmo non manca mai»
«dopo quello che ci hai fatto è già tanto che sia solo sarcasmo. Sono vecchio e stare qui con te lo sto facendo solo per Nora, ricordalo. Quindi cosa vuoi?»
«All’inizio non ti sopportavo lo sai? Tutte quelle regole per tua figlia, rientrare al massimo a mezzanotte, i messaggi se i programmi cambiavano e tutto quello che ti diceva anche di me. Non sopportavo che voi due aveste quel rapporto così forte ed io al massimo potevo essere uno spettatore e mai partecipe»
«non sei mai stato il ragazzo giusto per lei e te l’ho sempre detto»
«è vero, fin troppe volte»
«avresti dovuto darmi retta e lasciarla stare. Forse adesso non saremo qui senza di lei»
Arriva Carla, vassoio in mano e serve.
«Ecco a voi ragazzi!»
«Grazie Carla quanto ti dobbiamo?»
«Nulla, ha già sistemato il conto B»
«Allora grazie B e grazie Carla»
«prego dolcezza»
«non mi hai mai ringraziato per nulla, credo sia la prima volta…»
«non abituarti.»
«Voglio chiederti se vorresti aiutarmi.»
A sputa il primo sorso del suo bicchiere.
«Andato di traverso?»
«Tu mi sei andato di traverso non questo! Aiutarti? Nessuno potrà mai dimostrarlo ma in qualche modo è anche grazie a te che lei non c’è più»
«hai ragione, se ti avessi dato retta forse non saremo qui ora e lei sarebbe ancora con noi, con te..io sarei dovuto stare in disparte e continuare con la mia vita ma la mia vita non aveva senso senza di Nora e non potevo lasciarla»
«adesso invece la situazione è migliore.»
«No ma posso fare qualcosa per fare in modo che chi ha la responsabilità della morte di tua figlia possa pagare per quello che fatto»
«stai dicendo un sacco di cazzate»
«ne ho dette ma adesso ho smesso…gli anni passati dentro mi hanno fatto capire qualcosa e mi hanno fatto pensare. Ho ripassato nella mente il giorno della morte di Nora tante volte e ho capito perché è successo, ho capito che avevo anche io la mia parte di colpa per via delle mie amicizie e del mio lavoro..»
«..lavoro lo chiami?..fammi il piacere..»
«in qualche modo portavo da mangiare a casa e facevo felice tua figlia. Per lei avrei fatto qualunque cosa ma non sono riuscito a capire quanto potesse essere importante smetterla con la mia vita ed iniziare ad essere come suo padre. Quando ho realizzato questo ero in isolamento da una settimana, avevo sfogato la mia rabbia sul mio compagno di cella, quando gli occhi hanno iniziato a sgonfiarsi ho iniziato a vedere tutto quello che avevo portato nella sua vita, nella nostra vita, tutto quello che quel giorno l’ha uccisa ora è qui nella mia mente e ho capito come farla pagare ai miei vecchi amici»
«ho quasi finito da bere e con il prossimo sorso io ho finito di parlare con te.»
«Forse non riuscirò ad arrivare alla fine del mio piano da solo ma con te ho una possibilità.»
«Per quale motivo dovrei farlo?»
«Ci sono altre ragazze come Nora là fuori e molte di loro non hanno la sua forza. Lei avrebbe voluto salvare il mondo. Non sarà lo stesso ma glielo devo.»
A si alza, sistema la sedia e si ferma a guardare B.
«Non so cosa tu abbia in mente. Stamattina non avrei voluto nemmeno mettere piede qui dentro e men che meno parlare con te invece eccomi qui, ti ho ascoltato, ho parlato con una fantastica ragazza di nome Carla che a quanto pare ti odia come me e questo mi ha reso felice e mi ha fatto domandare perché nonostante tutto Carla ancora ti sopporta e ride con te. Ci ho pensato a lungo e credo di aver capito cosa fosse. Nora diceva che in realtà non sei come ti dipingi, sei il contrario di ciò che mostri. Lei ti amava, non so per quale motivo ma è così..era così..saranno i cocktail di Carla ma ci penserò»
«come..?»
«Ci penserò, voglio solamente fare qualche telefonata a dei vecchi amici per saper se gli anni passati dentro e fuori combaciano con quello che dici…ho smesso di fidarmi di te dopo aver saputo che amavi mia figlia e detto questo forse è anche colpa mia se lei non c’è più.»
«Non dire così tu..»
«Tutti abbiamo la nostra parte di colpa e nasconderlo non serve a nulla. Ti chiamo tra tre giorni, forse ti aiuterò»
«è già qualcosa..lo sai che farò quello che in mente con o senza il tuo aiuto?»

«Si ma se devo tirare le cuoia è meglio che non sia sul mio divano»
«a presto»
«si come vuoi».

Dune

Cioè alla fine Dune c’ha ragione?
La voce?.
..La Voce!
Solo il suono delle nostre parole avrà la forza di rompere il silenzio che stiamo ascoltando.
Il cazzo di nobile ottuplice sentiero dovrebbe aiutarmi.
(forse per questo è meglio tornaci dopo)
Scuotere.
Sembra facile farlo.

Con un sospiro passare attraverso di te e farti vibrare dopo che sono già andato via.
Q-
uel-
lo
ch-
e
mu-
ove
le
fro-
nde
.
Eccolo: il vento.

Diventa diffi-
cile sillabare
cinque parole
ed arri-
vare
da
qual-
che
par-
te.

Ed è così che mi perdo nei miei pensieri.
Forse
[and if…]
troppe cazzate
che finalmen-
te trabocca-
no.
Sono contento.
Ora basta con queste sillabe, ora non ricordo più il pin.

«stai pensando a lei?»
«non voglio risponderti e non voglio mentirti»
«vattene»
«non riesco a lasciarti, adesso»
«mangia il gelato meglio di me?»
«cosa vai pensando?»
«che sei uno stronzo»
«non ho ancora fatto nulla!»
«lo farai quindi! Quando?»
«È un cazzo di sogno, lo sai che non lo farei mai»
«com’è?»
«chi? Non esiste ancora, non la conosco! È una che riesco a lasciare dopo che ho sborrato»
«cosa cazzo hai detto?»
«niente»
«il cazzo niente, girati».

Non lo devi fare solo quando arrivi a queste condizioni, non puoi lasciarti trascinare qui dentro abbandonato e senza sensi.
Ricorda le tue origini. È difficile da dire, senza essere ubriachi, non sono tuo nemico voglio aiutarti e salvarti. Vedi quella bottiglia di passito? È come il tuo ritratto dolce ed intenso e le mie labbra ne hanno sempre sete.

«Io ho sempre cercato te in altre persone o almeno una parte di te»
«e l’hai trovata?»
«si»
«e sei felice?»
«si»
«sono felice per te»
«e tu?»
«non ho ancora incontrato nemmeno una parte di te in nessun altro e questo e mi fa felice».

Rapito

Ci fu una notte
in cui non mi svegliai la mattina solo.
E dopo
mi ritrovai legato.

Dove sono?
È mattina?
Tu chi sei?
Mi hai portato tu qui?

Certo chi altro?
Sei voluto venire da me,
sei voluto venire su di me.
Hai voluto far venire me.

Cosa?
Io?
Non mi ricordo di stanotte.
Non mi ricordo di te.

Mi fai male,
cosa mi hai detto ieri sera?
Lo ricordi almeno?
Non sai nemmeno il mio nome.

No, non lo so.
Mi è bastato ascoltarti,
mi è bastato guardarti
per dirti: grazie.

Forse è meglio che vai.
Forse è meglio che io vada.
Forse è meglio che la smettessi
di guardarmi ancora così…

Altrimenti cosa farai?
Hai paura di quello che farò?
Io ne ho, solo ora capisco
che devo iniziare daccapo.

Non è bello per una ragazza.
Sedotta
abbandonata
offesa, lo stesso momento.

Non mi sono fatto capire.
Ci riesco meglio quando non so cosa dico.
Mi sono svegliato come se fossi stato rapito
ed è così che ora voglio sentirmi.

Esci dal mio letto.
Rimetti in ordine le idee,
cerca di ricordare ieri sera
e non chiamarmi.

Posso vestirmi ed uscire,
posso ricordare e le mie idee sono chiare.
Di ieri avrò sempre un buco nella memoria.
Da ora voglio ricordarmi ogni altro momento con te.

Vedo le tue cose ancora in terra.
Ti vedo nudo, in piedi, davanti a me.
Vedo anche l’orologio dietro di te.
È ancora presto…

Una notte

«Sfogati»
«Come?»

«Hai bisogno di sfogarti, fallo.»
«Non ho bisogno di farlo»
«se lo dici te. Sembri teso, ti farebbe bene. È un modo sano di scaricare la tensione.»
«Quale?»
«Sfogarsi.»
«Come dovrei sfogarmi?»
«Questo puoi saperlo soltanto tu»
«ma che cazzo di discorso stai facendo?»
«Hai alzato di un tono la voce e già hai la pelle di distesa.»
«Perché sono qui ad ascoltare quello che sembra non riesca a tenere dentro? Questo è quello che mi rende nervoso.»
«Adesso ti sfoghi con me solo perché mi sono accorta che c’è qualcosa che ti innervosisce?»
«Non sono così quando mi sfogo.»
«E come saresti?»
«Non così»
«è una risposta del cazzo.»
«Language baby»
«Tua mamma language»
«lascia stà pora mamma»
«Stupido»
«How dare you?»
«Facciamo l’amore?»
«Questo è un bel modo per sfogarsi.»
«Non ti fidi mai di me»
«Perché dovrei?»
«Perché ancora sono qui con te, solo per questo dovresti»
«Ancora qui e due mesi insieme mi sembra un eufemismo»
«lo stai rifacendo.»
«Cosa?»
«Mi dai addosso perché non sai dire quello che ti passa per la mente ad un altro essere umano»
«i tuoi amici e le tua amiche hanno diciannove anni. Che dovrei dirgli?»
«Qualunque cosa»
«Dritte per rimorchiare neo-diplomate a quarant’anni? I tuoi amici apprezzerebbero.»
«Smettila»
«di fare cosa?»
«Di voler litigare con me. Sono venuta qui per scopare e fumare non per stare appresso a te»
«è questo quello che mi ha colpito di te»
«l’insicurezza?»
«vieni qui»
«tu vieni qui, sono già a letto»
«mettiti a quattro zampe e vieni qui davanti alle mie cosce»
«e questo è quello che ha colpito me»
«la voglia di farti godere?»
«la voglia di godere insieme»
«mi fai passare la voglia di pensare e rimanere arrabbiato»
«è per questo che sono qui»
«quando te ne andrai fallo con delicatezza.»
«Non vado da nessuna parte»
«tutti vanno da qualche parte e tu non fai differenza, ora più che mai.»
«Perché dovrei farlo?»
«Ancora devi fare vent’anni e vorresti rimanere sempre qui? Questa città e questo corpo che
avvizzisce.»

«Stai meglio e scopi meglio di più della metà dei miei compagni di corso»
«che cazzo ne sai di come scopano?»
«Adesso! Adesso fai il geloso?»
«È il momento più adatto.»
«Fanculo non ci vengo lì!»
«Comincia a metterti a pecorina e vedrai che la voglia arriverà»
«Non riesco ad arrabbiarmi quando mi guardi e dici e queste cose, dritto negli occhi, poi. Sei un figlio di
puttana»

«Ah, ah, t’ho detto lascià stà pora mamma»
«Rifammi Mandrake ed i palmi delle mie mani saranno sul pavimento mentre le ginocchia saranno ancora sul letto»
«Guarda lassà perde pora nonna morta che cò me no’n attacca sà»
«Bello sei»
«Vieni qui…e io…quando fai così non so che ditté…e anche se t’oò dicessi..che t’oò dico a fa!».