Storia di un’Italia che non c’è più

Breve favola su di un piccolo clichè.

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Siamo qui per raccontare una breve storia.
Una favola, della buona notte.
C’era una volta un paese lontano, al primo piano di un castello vive una principessa e la sua inquilina. La principessa aveva appena intrapreso la strada dei Sensi. Viveva dentro la sua reggia aspettando l’ora che il suo cavaliere smontasse dalla sua gazzella per sentire la sua voce. Era bello, era la luce dei suoi occhi*.
Vibra il telefono. E’ lui che chiama, si chiude in bagno, in camera, in cucina. Rimane da sola con lui al telefono.
Non si sente cosa dicono, si sentono solo i suoi sospiri dopo la telefonata, il suo cuore che batte e fa un tonfo.
Si sentono spesso al telefono, è uno dei pochi modi che hanno per rimanere in contatto. Lei segregata nella torre del castello, al piano terra. Lui in prima fila per combattere. Rendere questo paese migliore. Proteggere e servire. Gran cavaliere, sergente dell’Arma, vassallo dello Stato. Servitore di sua Santità il “Fratello” illuminato.
Purtroppo proteggere e servire vuol dire combattere in terre lontane.
Ora l’ostacolo per la nostra bella e il nostro prode cavaliere è che il cavaliere ha già un cavallo da diversi anni. Quantifichiamo in 7.
La nostra protagonista ha un cavallo più bello, il manto è più lucido e a differenza del caval donato gli si può “guardare” anche in bocca.
Il sole era caldo, la Calabria li aspettava per stare da soli solo loro due. Aprire il loro amore.
Il cavaliere volle riprovare il cavallo della bella, visto che a caval donato non guarda in bocca…vedi sopra.
I raggi del sole toccavano i loro corpi, erano felici. Si amavano. Promise che avrebbe lasciato quell’arpia, che non lo faceva vivere. Che lo imprigionava. Voleva solo del tempo, la fine dell’anno. La loro storia era lunga. Sette anni con colei che la teneva lontano dal suo amore erano troppi per troncarla così. La fine dell’anno di tre anni fa.
Il sole era caldo, li (di nuovo) aspettava la Sicilia. Poter stare finalmente da soli, solo loro due. Far sbocciare il loro amore.
I raggi del sole toccano i loro corpi, sono felici. Si amano. “Voglio prometterti che staremo insieme, voglio lasciarla quell’arpia.”
“Non parlare, aspetta.”
“Dammi un pò di tempo, la sai la mia storia.”
“Aspetterò”.
Il tempo scorre e la nostra bella aspetta con trepidazione ogni telefonata per sentire la sua voce. Sentire che l’ha mollata.
Prendere il posto dell’arpia. Stare insieme, il cavallo ed il suo cavaliere.

per maggiori informazioni chiedere di Comencini e De Sica
(* occhi, per inciso ancora aperti e sguardi innamorati da 3 anni. N.d.A)

De la vida como una pelicula y su tragedia comedia y ficcion

“La vida es una viaje no una estación,
saca tu memoria de esa prisión,
se que hay bonitos recuerdos pero no es de cuerdos tener recuerdos por obsesión.”

 

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A seduto di spalle, B entra nel bar e si avvicina ad A. Pacca sulla spalle e:
«Di nuovo qui, stesso tavolo, stessa sigaretta accesa»

la mano rimane sulla spalla B si muove e si siede davanti ad A: fermo seduto senza poggiarsi allo schienale gomiti sul tavolo mani giunte davanti la bocca le dita coprono il naso.
«non c’è da bere se hai notato»
«è vero, sono passati quindici anni. Mi starò facendo vecchio anche io..che ti prendo?»
B si stende sulla sedia a suo agio.
«nulla per me, grazie.»
«Cosa? Proprio tu?»
«Quello che si sta facendo vecchio sono io non tu, ancora.»
B si volta verso il bancone del bancone del e fa un cenno.
«Per adesso grazie, finita la nostra conversazione sarai tu ringraziare me per l’offerta che ti farò»
«guarda, come ti ho detto al telefono…»
Arriva una cameriera.

«ti interrompo subito. Per prima cosa ti da fastidio se mi bevo uno spritz davanti a te? E seconda cosa: sicuro? Nulla di analcolico…fanno dei virgin fantastici! Vero Carla?»
B guarda Carla.

«abbiamo uno dei migliori bartender della città, siete pronti per ordinare?»
Cominciando la frase guardando A e finendola guardando B.

«Per me un the freddo, grazie. Non mi da fastidio, non sto seguendo i cinque passi sono altri motivi. Tu prendi quello che vuoi.»
«Il solito signor B?»
«Grazie e ci porteresti due cose da stuzzicare?»

«Certamente.»
«È una cara ragazza, non crederesti mai abbia già trentacinque anni»
«già?»
«Siamo qui per parlare di cose importanti»
«potrebbe diventarlo anche quel ‘già’»
«non è successo nulla con Carla quando ero con tua figlia non ti preoccupare, l’ho sempre amata lo sai bene. Carla è stata una storia di una notte per me, per lei l’errore di una notte.»
«Ne hai fatti tanti di errori, siamo qui per questo? Pensavo avessimo seppellito l’ascia di guerra»
«È sempre al suo posto sottoterra, non sono qui per parlare di Nora ma non ti sentivo da tanto ed improvvisamente è successo qualcosa per cui tu sei perfetto»
«Anche la mia Nora è sepolta insieme a tutto quello che mi sono ripromesso di non fare. Come vedere te, per esempio»
«non bere è un altro?»
«certo»
Arriva Carla l’ordine sul vassoio.
«Ecco a voi signori»

A verso Carla.
«Grazie quanto le dobbiamo?»
«Non si preoccupi è già tutto sul conto del signor B.»
Aprendo le braccia.
«sei mio ospite, pagarti quella lattina troppo cara per credere che sia soltanto acqua, zucchero e polvere di the è il minimo che possa fare!»
«Allora grazie e grazie anche a lei signorina»
«Si figuri»
B verso Carla.
«Santo c’è oggi?»
«Arriva tra un ora»
«digli che devo parlargli»
«va bene, buona serata signori»
Guardano tutti e due il sedere di Carla.
«cosa devi dire a Santo?»
«Non lo conosci nemmeno»
«chi è Santo?»

«il padrone del locale devo dirgli che voglio una pinta gratis quello che stai bevendo è un furto è l’acqua colorata più cara mai vista»
«cosa ci stiamo facendo qui?»
«Chiacchieriamo, ci rilassiamo e riprendiamo confidenza con noi, non parliamo da anni io e te!»
«Non lo abbiamo mai fatto era Nora che lo voleva e non mi sei mai andato a genio»
«perché sei qui allora?»
«Perché lo voleva Nora»
A poggia le mani sul tavolo, B posa la sua mano su quella di A .
«Cosa stai facendo?»
«pensavo che avessi bisogno di un attimo di calore umano»
«hai pensato male..»
«mi farò bastare che tu sia qui.»
«Grazie»
«Prego..»
«Grazie per essere stato vicino alla mia Nora, nonostante quando era con te era felice. Scusa se non ho mai provato ad essere gentile con te»
«Scuse accettate e comunque non sono lo stinco di santo che pensi..»
«No?»
«Qualche cazzata l’ho fatta anche io ma non sono mai arrivato a portarmi a letto un’altra donna…quello che è successo con tua figlia era unico per me sapevo che era così anche per lei e ci amavamo..mi manca ogni giorno»
«anche a me…al diavolo…Carla!?»
A alza la mano e richiama l’attenzione della cameriera.
«che stai facendo? L’hai vista due secondi e ti prendi tutta questa confidenza?»
«Sono anziano e me ne fotto!»
Carla arriva sorridente guarda A.
«Mi dica signor A»
B di stucco guarda prima Carla e poi A di nuovo ed ancora.
«Signor A? Ma vuoi due vi conoscete?»

A guarda solamente Carla e sorride.

«Da qualche anno, B è un problema per te?»
«No, no assolutamente…»
«Portami un bourbon tesoro»
«Subito signor A»
«tesoro?»
«Sono qui B, quello è il culo di Carla che se ne va, sii gentile lo sa benissimo che lo fai ogni volta»

«dici?»
«Lo so.»
«Come?»
«Me l’ha detto lei e sono sempre stato più di quello che tu pensi così come pensi che lo sia tu ma la verità è un altra.»
«Quale sarebbe?»
Carla arriva sorridente guarda A.
«Il suo bourbon signor B»
«grazie dolcezza»
Soli A e B.
«Dolcezza??»
«Smettila la tua è solo gelosia»
«gelosia…? Vuoi dire che..»
«Cosa?»
«Che tu e lei»
«ecco cos’era che non sopportavo di te tutto questo»
«tutto me?»
«L’infantilismo, questa è la verità. Hai sempre voluto assomigliare a me e pensi che in qualche modo ci sia riuscito ma non è così, lo pensavo ed ora che l’ho visto ne sono certo. Pensi di riuscire ad essere misterioso e pronto a tutto io invece credo che non sia così ed è per questo che sono qui»
«tu sei qui perché ti ho invitato io»
«potrebbe sembrare così.»
«Ti ho chiamato io, ti ho invitato io qui, oggi a quest’ora. Tu hai accettato l’invito non hai organizzato nulla e non sei stato in ansia per l’incontro»
«ansia no ma ero curioso di sapere perché mi avessi chiamato e cosa posso fare solamente io?»
«Intanto ti ho chiamato per sapere se tra te e Carla va tutto bene oppure se si libererà presto di te…ma come diavolo vi conoscete?»

«Stai tranquillo, sono arrivato prima di te ed è stata così gentile da fare quattro chiacchiere con un vecchio»
«quanto prima?»
«Un paio d’ore e tre bicchieri di scotch. Appena le ho il fatto il tuo nome le si sono illuminati gli occhi»
«è una cara ragazza..»
«è quello che le detto anche anche io ed è per questo che le ho chiesto perché conoscesse uno come te. È stata una mezz’ora interessante.»
«Cosa ti ha raccontato?»
«Niente di importante ora. Perché sono qui invece che a casa mia a guardare la tv?»
«Sul serio cosa ti ha detto?»
«È importante?»
«Potrebbe esserlo, dopotutto.»
«Ho fatto male a chiamarti avrei dovuto farmi gli affari miei a fare questo da solo»
«Che intenzioni hai? È già successo in passato e non voglia che succeda lo stesso ancora, se non per te stesso per lei»
«ero giovane e non sapevo che le cose si possono mettere male in una frazione di secondo, adesso si»
«sei ani di carcere ti danno l’esperienza necessaria invece. Stavolta non ci sarà nessuno a farti visita questo lo sai? Le avevi promesso che non avresti mai più preso quella strada.»
«Non ho più nulla dopo la morte di tua figlia e così anche tu. Questo potrebbe fruttarci qualcosa con cui fare qualcosa di buono, per lei.»
«Sono vecchio e stanco»
«non lo sei ancora, ti ho osservato per un po’ prima di telefonarti, volevo essere sicuro che almeno ti avrei messo davanti a questo tavolo e credo di esserci riuscito.»
«Ho fatto lo stesso anche io. Dopo averti sentito ho chiamato qualche vecchio amico e ho chiesto il favore di darti un occhiata, la convinzione me la sono creata io tu hai inserito solamente della curiosità»
«ci ha sempre accomunati»
«non credo di aver qualcosa in comune con te, almeno non più.»
«Basta piangerti addosso, lei starà sicuramente meglio di noi mentre si prepara la ramanzina che ci farà quando la rincontreremo.»
«Le è sempre piaciuto il tuo ottimismo e la tua voglia di scherzare sempre, diceva che le dava la forza che non trovava in se»
«smettiamola. Forza ora che hai gettato la maschera possiamo farci un brindisi a chi abbiamo amato fino al suo istante?»
«Va bene, la mia vita è troppo corta per farmi prendere dalla tristezza.»
«cosa ti prendo?»
«lo stesso che prendi tu»
«sicuro?»
«certo che sono tutte queste domande? Prendi da bere, mi fai passare la voglia.»
A rimane da solo. B al bar.
B al bar.
«Dammi due vodka»
«va tutto bene col tuo amico?»
«Non siamo amici»
«sempre simpatico! Ti do la solita?»
«Cristal Head»
«In arrivo simpatia!»
«Non gli sono mai piaciuto…»
«non stento ad immaginare il contrario.»
«A te sono simpatico Carla?»
«Oggi si..ma forse perché il tuo amico è gentile e compensa te»
«ti faccio sempre ridere»
«so ridere a comando, guarda qua»
Carla si produce in una risata di gioia.
«Sei sempre la migliore. Grazie»
«lo so è questo posto che è troppo piccolo per me»
«nessun posto è degno di te. Mi faresti il favore di portarci da bere al tavolo, sai quanto sono distratto e rischio sempre di rovesciare almeno mezzo bicchiere»
«arrivo tra poco»
«grazie ancora, anche per avermi parato il culo con il vecchio»
«e chi ti garantisce che l’abbia fatto»
«so che è così»
«mi sta simpatico il tuo amico»
«te l’ho detto non siamo amici. Questi due segnali sul mio conto.»
A e B di nuovo al tavolo insieme.
«Torni a mani vuote?»
«sta arrivando»
«tante cose di te ‘stanno arrivando’ spero che questa non sia una di queste»
«passano gli anni ma il sarcasmo non manca mai»
«dopo quello che ci hai fatto è già tanto che sia solo sarcasmo. Sono vecchio e stare qui con te lo sto facendo solo per Nora, ricordalo. Quindi cosa vuoi?»
«All’inizio non ti sopportavo lo sai? Tutte quelle regole per tua figlia, rientrare al massimo a mezzanotte, i messaggi se i programmi cambiavano e tutto quello che ti diceva anche di me. Non sopportavo che voi due aveste quel rapporto così forte ed io al massimo potevo essere uno spettatore e mai partecipe»
«non sei mai stato il ragazzo giusto per lei e te l’ho sempre detto»
«è vero, fin troppe volte»
«avresti dovuto darmi retta e lasciarla stare. Forse adesso non saremo qui senza di lei»
Arriva Carla, vassoio in mano e serve.
«Ecco a voi ragazzi!»
«Grazie Carla quanto ti dobbiamo?»
«Nulla, ha già sistemato il conto B»
«Allora grazie B e grazie Carla»
«prego dolcezza»
«non mi hai mai ringraziato per nulla, credo sia la prima volta…»
«non abituarti.»
«Voglio chiederti se vorresti aiutarmi.»
A sputa il primo sorso del suo bicchiere.
«Andato di traverso?»
«Tu mi sei andato di traverso non questo! Aiutarti? Nessuno potrà mai dimostrarlo ma in qualche modo è anche grazie a te che lei non c’è più»
«hai ragione, se ti avessi dato retta forse non saremo qui ora e lei sarebbe ancora con noi, con te..io sarei dovuto stare in disparte e continuare con la mia vita ma la mia vita non aveva senso senza di Nora e non potevo lasciarla»
«adesso invece la situazione è migliore.»
«No ma posso fare qualcosa per fare in modo che chi ha la responsabilità della morte di tua figlia possa pagare per quello che fatto»
«stai dicendo un sacco di cazzate»
«ne ho dette ma adesso ho smesso…gli anni passati dentro mi hanno fatto capire qualcosa e mi hanno fatto pensare. Ho ripassato nella mente il giorno della morte di Nora tante volte e ho capito perché è successo, ho capito che avevo anche io la mia parte di colpa per via delle mie amicizie e del mio lavoro..»
«..lavoro lo chiami?..fammi il piacere..»
«in qualche modo portavo da mangiare a casa e facevo felice tua figlia. Per lei avrei fatto qualunque cosa ma non sono riuscito a capire quanto potesse essere importante smetterla con la mia vita ed iniziare ad essere come suo padre. Quando ho realizzato questo ero in isolamento da una settimana, avevo sfogato la mia rabbia sul mio compagno di cella, quando gli occhi hanno iniziato a sgonfiarsi ho iniziato a vedere tutto quello che avevo portato nella sua vita, nella nostra vita, tutto quello che quel giorno l’ha uccisa ora è qui nella mia mente e ho capito come farla pagare ai miei vecchi amici»
«ho quasi finito da bere e con il prossimo sorso io ho finito di parlare con te.»
«Forse non riuscirò ad arrivare alla fine del mio piano da solo ma con te ho una possibilità.»
«Per quale motivo dovrei farlo?»
«Ci sono altre ragazze come Nora là fuori e molte di loro non hanno la sua forza. Lei avrebbe voluto salvare il mondo. Non sarà lo stesso ma glielo devo.»
A si alza, sistema la sedia e si ferma a guardare B.
«Non so cosa tu abbia in mente. Stamattina non avrei voluto nemmeno mettere piede qui dentro e men che meno parlare con te invece eccomi qui, ti ho ascoltato, ho parlato con una fantastica ragazza di nome Carla che a quanto pare ti odia come me e questo mi ha reso felice e mi ha fatto domandare perché nonostante tutto Carla ancora ti sopporta e ride con te. Ci ho pensato a lungo e credo di aver capito cosa fosse. Nora diceva che in realtà non sei come ti dipingi, sei il contrario di ciò che mostri. Lei ti amava, non so per quale motivo ma è così..era così..saranno i cocktail di Carla ma ci penserò»
«come..?»
«Ci penserò, voglio solamente fare qualche telefonata a dei vecchi amici per saper se gli anni passati dentro e fuori combaciano con quello che dici…ho smesso di fidarmi di te dopo aver saputo che amavi mia figlia e detto questo forse è anche colpa mia se lei non c’è più.»
«Non dire così tu..»
«Tutti abbiamo la nostra parte di colpa e nasconderlo non serve a nulla. Ti chiamo tra tre giorni, forse ti aiuterò»
«è già qualcosa..lo sai che farò quello che in mente con o senza il tuo aiuto?»

«Si ma se devo tirare le cuoia è meglio che non sia sul mio divano»
«a presto»
«si come vuoi».

Dune

Cioè alla fine Dune c’ha ragione?
La voce?.
..La Voce!
Solo il suono delle nostre parole avrà la forza di rompere il silenzio che stiamo ascoltando.
Il cazzo di nobile ottuplice sentiero dovrebbe aiutarmi.
(forse per questo è meglio tornaci dopo)
Scuotere.
Sembra facile farlo.

Con un sospiro passare attraverso di te e farti vibrare dopo che sono già andato via.
Q-
uel-
lo
ch-
e
mu-
ove
le
fro-
nde
.
Eccolo: il vento.

Diventa diffi-
cile sillabare
cinque parole
ed arri-
vare
da
qual-
che
par-
te.

Ed è così che mi perdo nei miei pensieri.
Forse
[and if…]
troppe cazzate
che finalmen-
te trabocca-
no.
Sono contento.
Ora basta con queste sillabe, ora non ricordo più il pin.

«stai pensando a lei?»
«non voglio risponderti e non voglio mentirti»
«vattene»
«non riesco a lasciarti, adesso»
«mangia il gelato meglio di me?»
«cosa vai pensando?»
«che sei uno stronzo»
«non ho ancora fatto nulla!»
«lo farai quindi! Quando?»
«È un cazzo di sogno, lo sai che non lo farei mai»
«com’è?»
«chi? Non esiste ancora, non la conosco! È una che riesco a lasciare dopo che ho sborrato»
«cosa cazzo hai detto?»
«niente»
«il cazzo niente, girati».

Non lo devi fare solo quando arrivi a queste condizioni, non puoi lasciarti trascinare qui dentro abbandonato e senza sensi.
Ricorda le tue origini. È difficile da dire, senza essere ubriachi, non sono tuo nemico voglio aiutarti e salvarti. Vedi quella bottiglia di passito? È come il tuo ritratto dolce ed intenso e le mie labbra ne hanno sempre sete.

«Io ho sempre cercato te in altre persone o almeno una parte di te»
«e l’hai trovata?»
«si»
«e sei felice?»
«si»
«sono felice per te»
«e tu?»
«non ho ancora incontrato nemmeno una parte di te in nessun altro e questo e mi fa felice».

Rapito

Ci fu una notte
in cui non mi svegliai la mattina solo.
E dopo
mi ritrovai legato.

Dove sono?
È mattina?
Tu chi sei?
Mi hai portato tu qui?

Certo chi altro?
Sei voluto venire da me,
sei voluto venire su di me.
Hai voluto far venire me.

Cosa?
Io?
Non mi ricordo di stanotte.
Non mi ricordo di te.

Mi fai male,
cosa mi hai detto ieri sera?
Lo ricordi almeno?
Non sai nemmeno il mio nome.

No, non lo so.
Mi è bastato ascoltarti,
mi è bastato guardarti
per dirti: grazie.

Forse è meglio che vai.
Forse è meglio che io vada.
Forse è meglio che la smettessi
di guardarmi ancora così…

Altrimenti cosa farai?
Hai paura di quello che farò?
Io ne ho, solo ora capisco
che devo iniziare daccapo.

Non è bello per una ragazza.
Sedotta
abbandonata
offesa, lo stesso momento.

Non mi sono fatto capire.
Ci riesco meglio quando non so cosa dico.
Mi sono svegliato come se fossi stato rapito
ed è così che ora voglio sentirmi.

Esci dal mio letto.
Rimetti in ordine le idee,
cerca di ricordare ieri sera
e non chiamarmi.

Posso vestirmi ed uscire,
posso ricordare e le mie idee sono chiare.
Di ieri avrò sempre un buco nella memoria.
Da ora voglio ricordarmi ogni altro momento con te.

Vedo le tue cose ancora in terra.
Ti vedo nudo, in piedi, davanti a me.
Vedo anche l’orologio dietro di te.
È ancora presto…

Una notte

«Sfogati»
«Come?»

«Hai bisogno di sfogarti, fallo.»
«Non ho bisogno di farlo»
«se lo dici te. Sembri teso, ti farebbe bene. È un modo sano di scaricare la tensione.»
«Quale?»
«Sfogarsi.»
«Come dovrei sfogarmi?»
«Questo puoi saperlo soltanto tu»
«ma che cazzo di discorso stai facendo?»
«Hai alzato di un tono la voce e già hai la pelle di distesa.»
«Perché sono qui ad ascoltare quello che sembra non riesca a tenere dentro? Questo è quello che mi rende nervoso.»
«Adesso ti sfoghi con me solo perché mi sono accorta che c’è qualcosa che ti innervosisce?»
«Non sono così quando mi sfogo.»
«E come saresti?»
«Non così»
«è una risposta del cazzo.»
«Language baby»
«Tua mamma language»
«lascia stà pora mamma»
«Stupido»
«How dare you?»
«Facciamo l’amore?»
«Questo è un bel modo per sfogarsi.»
«Non ti fidi mai di me»
«Perché dovrei?»
«Perché ancora sono qui con te, solo per questo dovresti»
«Ancora qui e due mesi insieme mi sembra un eufemismo»
«lo stai rifacendo.»
«Cosa?»
«Mi dai addosso perché non sai dire quello che ti passa per la mente ad un altro essere umano»
«i tuoi amici e le tua amiche hanno diciannove anni. Che dovrei dirgli?»
«Qualunque cosa»
«Dritte per rimorchiare neo-diplomate a quarant’anni? I tuoi amici apprezzerebbero.»
«Smettila»
«di fare cosa?»
«Di voler litigare con me. Sono venuta qui per scopare e fumare non per stare appresso a te»
«è questo quello che mi ha colpito di te»
«l’insicurezza?»
«vieni qui»
«tu vieni qui, sono già a letto»
«mettiti a quattro zampe e vieni qui davanti alle mie cosce»
«e questo è quello che ha colpito me»
«la voglia di farti godere?»
«la voglia di godere insieme»
«mi fai passare la voglia di pensare e rimanere arrabbiato»
«è per questo che sono qui»
«quando te ne andrai fallo con delicatezza.»
«Non vado da nessuna parte»
«tutti vanno da qualche parte e tu non fai differenza, ora più che mai.»
«Perché dovrei farlo?»
«Ancora devi fare vent’anni e vorresti rimanere sempre qui? Questa città e questo corpo che
avvizzisce.»

«Stai meglio e scopi meglio di più della metà dei miei compagni di corso»
«che cazzo ne sai di come scopano?»
«Adesso! Adesso fai il geloso?»
«È il momento più adatto.»
«Fanculo non ci vengo lì!»
«Comincia a metterti a pecorina e vedrai che la voglia arriverà»
«Non riesco ad arrabbiarmi quando mi guardi e dici e queste cose, dritto negli occhi, poi. Sei un figlio di
puttana»

«Ah, ah, t’ho detto lascià stà pora mamma»
«Rifammi Mandrake ed i palmi delle mie mani saranno sul pavimento mentre le ginocchia saranno ancora sul letto»
«Guarda lassà perde pora nonna morta che cò me no’n attacca sà»
«Bello sei»
«Vieni qui…e io…quando fai così non so che ditté…e anche se t’oò dicessi..che t’oò dico a fa!».

Qui e lì

Instagram stories come mezzo per identificare il vero meritevole richiedente asilo ed il profugo medio. Richiesti selfie in terra natia, maggiore devestazione maggiore probabilita di riuscire ad accedere al secondo colloquio. La fortuna di poter rimanere in Italia non ha tempo e prezzo. È questa oggi la nostra silenziosa vita.

Costretti all’esilio, costretti a lasciare la propria terra e le proprie case in molti casi ridotte in un cumulo di macerie. Non esistono più crisi che possiamo controllare ed abbiamo perso la speranza nel poter trovare corridoi umanitari e poter salvare chi è nato senza neanche sapere quale sia la sua colpa.
La cecità ha preso il posto della luce razionale ed illuminista.
Siamo confinati nelle nostre case o quel che ne rimane. Siamo rimasti soli, abbandonati ad un destino che non vuole cambiare.
La nuova politica internazionale non ha preso nessuna posizione e quello che sopporta la nostra pelle solamente le cicatrici possono dimostrarlo. Le fotografiamo, documentiamo i nostri tormenti quotidianamente, scriviamo quello che vorremmo solo dimenticare. Non possiamo più tentare di attraversare il mare o prendere la via delle montagne se lo facciamo e riusciamo nella nostra impresa saremo costretti a tornare alla nostra miseria. Non funziona più così, i nostri padri hanno avuto la fortuna di poter tentare a noi resta solo una vaga speranza e l’imposizione di registrare le nostre sofferenze e pubblicarle sul nostro profilo UNCHR. Non siamo mai stati liberi di poter andare dove volevamo ed oggi lo siamo ancor meno.
Siamo vagliati, identificati, giudicati ed esposti solo per riuscire ad accedere ad altri infiniti colloqui che non fanno altro che mantere lo status quo.
Ci vogliono qui incuranti se dall’altra parte del nostro orizzonte c’è qualcuno che sta pensando a noi.
Non simo più persone che fuggono dalla miseria ma partecipanti ad un grande casting fatto sulla nosta
Vita. Non siamo più considerati persone ma come qualcosa che può portare alla rovina di un paese. Non siamo più un’opportunità e ci viene anche negata la possibilità di raccontarci se non tramite internet e la verità viene modificata continuamente. Mentiamo sulla nostra condizione, aumentiamo il nostro dolore e le nostra pena solo per avere la possibilità di avere un colloquio e forse la possibilità di arrivare fino alla soglia del programma di espatrio. Nessuno ci arriva mai, siamo costretti a costruire una città nel deserto con le nostre mani e senza mezzi e conoscenze per rendere meno doloroso svegliarsi ogni mattina.
Nessuna nazione ci vuole più, siamo indesiderati a casa nostra ed anche dove i nostri parenti hanno avuto la fortuna di arrivare.
Viviamo in un limbo nel quale non abbiamo avuto colpa nel cadervi dentro. Siamo qui senza poterci muovere al di fuori del campo, non possiamo lavorare, non possiamo studiare e così lo facciamo lo stesso, abbiamo fondato una comunità dove non avremmo mai voluto farlo e cadiamo in depressione, la nostra testa inizia ad avere i tormenti (così li chiamano) degli occidentali. All’improvviso non siamo più stati padroni del nostro, umile e povero, destino senza l’opportunità di poter migliorare la nostra esistenza.
Non siamo così importanti e questo mi fa pensare che adesso tutte le battaglie fatte per dare pari opportunità sono state vane. In pochi anni è stato distrutto tutto quello per cui si era combattuto e siamo tornati a non essere più tutti uguali neanche davanti agli occhi di Dio ma questa è solo la visione cieca di uomini stolti e noi il suo dominio.
Perché?

Mio fratello vive in Svezia, ha camminato per settimane prima di riuscire ad arrivare fino al grande nord, ha sofferto ed ora vive in un piccolo appartamento, lavora, guadagna poco ma abbastanza per poter mandare qualche soldo al campo. Ha cominciato a studiare da solo per imparare bene l’inglese e lo svedese, ogni volta che finiva un libro lo spediva a me allegando una lettera con le sue spiegazioni e le note tra le pagine per farmi capire che sono tante le cose che avrei dovuto sapere per essere una persona migliore.
Grazie a lui adesso ho una piccola biblioteca tra le tende. Presto i libri per qualunque cosa possa offrire il mio compagno di sabbia. Per una capra puoi tenere il libro per unese intero, verdure una settimana, acqua e latte due giorni. Gli affari non vanno molto bene e così la mattina cerco di essere un buon insegnante per i bambini che vogliono imparare che al di là delle dune c’è altro. Più passano i giorni e più penso che vogliono lasciarci qui a morire come preferiamo. Prima avevamo la speranza e la paura di ritrovarci, dopo tutta la strada percorsa, in un luogo migliore ma che non ci vuole. Speravamo, però, che le persone potessero essere diverse dai loro governi ed è stato così per un po’ fino a quando siamo diventati sgraditi, indesiderati e la causa di ogni male, ovunque andassimo. La storia non insegna nulla a chi non vuole ascoltare ed adesso ci ritroviamo davanti allo stesso baratro in cui siamo caduti negli anni 30 del ‘900.
La nostra colpa è stata quella di vivere sulla terra dove chi vorremo ci aiutasse adesso ha fatto campagne militari e politiche per mera speculazione. Siamo diventata la commissione bancaria da pagare quando si saccheggia una nazione e si fanno affari con chi ha cuore solo il suo stomaco.
E noi qui adesso a spazzare il pavimento tutto il giorno per non far accumulare la sabbia. Il deserto avanza inesorabile e sotterra tutto quello che lo ostacola adesso ci siamo noi sulla sua strada e abbiamo solo una pala per poterci salvare. Piuttosto che lasciare la nostra Fede per essere smistati ed indottrinati nei centri della chiesa preferiamo mantenere almeno la nostra anima, la vera Anima, dalla dannazzione a cui già siamo costretti.

Alcuni miei amici hanno messo su una tenda dove si fanno servizi ad hoc per l’UNCHR, al solito in molti casi è diventato un modo per fare sesso, metterlo in rete e guadagnare dai banner e dagli iscritti bianchi.
Eccoci in attesa di qualcosa che non arriverà mai, aspettiamo di invecchiare come stiamo aspettando Godot: ad oggi il titolo più richiesto.

Ti amo

Ci siamo visti poche volte prima che stessimo insieme. Quando ci conoscemmo non avevamo niente da dirci, i miei amici i tuoi nemici ed i tuoi amici i tuoi nemici. Un brindisi se capitava e nulla più. Non ci siamo salutati mai con un bacio fino a quando ci siamo abbracciati per la prima volta.
Siamo stato troppo distanti, per troppo tempo, gettare al vento noi sarebbe il più grande spreco della nostra vita. Non ho mai creduto al l’imprevedibilità, ho sempre pensato che la vita di ogni persona è su dei binari dai quali non ci si può allontanare più di tanto. Ho sempre pensato che la vita fosse un ponte ferroviario in legno in una gola sopra un fiume ed il nostro obbiettivo la realizzazione alla fine del ponte.
Quello che dobbiamo fare è seguire le rotaie e tutto sarà chiaro ed avrà un logico compimento. Siamo come gli adolescenti di “Stand by me” che cercano di superare l’ostacolo per vedere quello che stanno cercando o come gli “Arisogatti” cerchiamo di tornare a casa.
Ed invece all’improvviso tu, non qualcuno sulla strada od una prevedibile infatuazione ma altro, lontano da quello che avrei potuto solamente immaginare.
Prima di te solamente il ricordo di un bacio lontano nella memoria che all’inizio del viaggio mi ha fatto battere il cuore e dopo, nonostante i tentativi, solo qualche sussulto e la strada davanti ai miei occhi. La fine è solamente il risveglio da un sogno già fatto ed il tragitto, come la storia di quel viaggio onirico, un mistero.
Ma all’improvviso un abbraccio in mezzo alla strada e le tue braccia intorno al mio collo: tutto ha iniziato a girare e noi con loro. In quel momento ho capito di essere presente nel momento in cui il “punto medio di un segmento su di un asse cartesianano ha compimento” ed ho capito quello che dovevo fare, senza riuscire a farlo. Ti ho trovata camminando sopra le rapide di fiume ed in mezzo al mio ponte, finalmente, ho capito che non dovevo attraversarlo ma gettarmi nei suoi vortici. Inabbissarmi, perdere il fiato e trovare di nuovo l’ossigeno nei tuoi baci.
Così è stato fino a quando ho capito che non sapevo nuotare nelle tue acque. Troppo profonde e salate per chi ha paura dell’acqua, saper nuotare non è d’aiuto e le abilità per rimanere a galla insufficenti per le tue acque.
Una volta che ci si tuffa non si può far altro che imparare a nuotare.
Pensavo di non riuscire a trovare chi mi facesse capire che bisogna affrontare ogni vortice, perdere il fiato e combattere contro i mulinelli per arrivare al dolce alveo che è il tuo cuore.
Il tuo, come il nostro, non è un viaggio verso il mare piatto e calmo, dobbiamo affrontare gole e secche, rapide discese e strette valli, il nostro percorso è tortuoso e senza tutte le nostre anse non potremmo mai essere felici.
Certe cose le ho capite tardi ed ho perso la tua corrente ma non potevo e volevo smettere di seguirti, non è più possibile vivere senza avere i polmoni pieni di te.
Guardo il cielo mentre scorro tra le tue braccia e penso di essere stato fortunato a cadere mentre attraversavo il tuo corso ed aver cambiato la mia strada per immergermi in te.

L’epilogo di Itoya

RYMA- È stato inevitabile, le fratture tra le ali del Parlamento è diventata una linea di trincea piuttosto che un luogo di pace e confronto. Quello che noi ed altre testate estere avevamo predetto si è avverato. Non il default ed i conseguenti piani d’aiuto, non la commisariaizzazione dei ministeri e nuove elezioni che avrebbero coinvolto ogni comune, provincia e regione ma si è arrivati alla soluzione più pericolosa e violenta.
Noi come altri colleghi siamo stati invitati a recarci alle nostre ambasciate per tornare a casa e dover seguire questi momenti senza testimoniarlo direttamente. Non condividiamo la scelta fatta dagli schieramenti opposti, siamo stati per lungo tempo certi che i toni si sarebbero smorzati ed avesse ripreso possesso la ragione all’interno del Governo e le richieste del popolo di Itoya sarebbero state ascoltate.
Ora siamo qui in un albergo del centro diventato il punto focale di ogni giornalista e fotografo che abbia il coraggio e la voglia di documentare quello che sta succedendo.
Le prime vere violenze sono iniziate durante l’ultima seduta del Parlamento, prima parole, poi lancio di fogli e bottigliette si è passati alle mani e come se fosse una rissa da stadio solamente l’intervento dei Armigeri è riuscita a calmare gli animi e mandare tutti a casa. Col senno di poi alcuni hanno ipotizzato che forse sarebbe stato meglio lasciarli scannare tra di loro.
Quella che doveva essere la seduta dell’accordo, così era stata definita, è sfociata appena una settimana dopo in una guerra civile. Chi si era scontrato in Aula ha usato ogni mezzo a disposizione per esacerbare ancora di più gli animi della nazione.
Venerdì sera, dopo sole quarantotto ore, al centro di Ayyoli roccaforte nera, un gruppo di ragazzi tra i 18 e 23 anni si è reso protagonista di alcuno episodi di violenza nelle strade della cittadina.
Alle 22 hanno picchiato selvaggiamente una coppia di turisti che si stava baciando lungo la strada che costeggia le mura. I due ragazzi sono stati trasferiti al pronto soccorso in codice rosso. Hanno continuato il tour scagliandosi con ferocia ed inaudita violenza proprio contro tutto quello che la fu maggioranza voleva che cambiasse e chi è sempre stato considerato indesiderato.
Una coppia gay, un barbone vicino alla stazione picchiato e dato alle fiamme, hanno provato ad assaltare un centro di accoglienza ma fortunatamente le loro molotov artigianali non hanno avuto effetto ma le spranghe ed i coltelli purtroppo si. Ad oggi nessuno dei migranti è in pericolo di vita ma la situazione di due di loro è drammatica. Hanno continuato, prima di concludere dando fuoco alla macchina di un noto attivista del luogo, devastando le vetrine di due banche, ritenute troppo etiche, ed un negozio di proprietà di cinesi (residenti e cittadini Itoyani, ndr). Quello che non si aspettavano però è stata la rivolta dell’altra metà della città. Appena le notizie hanno iniziato a diffondersi tra i social network lo sdegno si è tramutato in azione e una folla si è presentata alla stazione di polizia per chiedere Giustizia senza perdono o comprensione.
Intorno alle due di notte un gruppo di amici dei violenti è riuscito a raccogliere “chi come noi è stufo di dover sopportare la feccia che ci affossa!”. Dopo le prime parole e sfottò è iniziata una sassaiola fra le due fazioni e diversi scontri violenti, feriti più o meno gravi sono stati portati al vicino pronto soccorso. Saranno 73 in totale.
La polizia ci ha messo diverse ore per riuscire a disperdere la folla ed organizzarsi per quello che hai loro occhi è stato definito come ” odio puro, ho avuto paura e temo non smetterò presto di averne” ha avuto ragione quella che sembrava essere lo sfogo di una città con molti problemi si è rivelata la miccia per far si che episodi simili cominciassero in tutti Itoya. Cortei spontanei di ogni colore hanno iniziato a sfilare per le strade delle città ed in molti casi la parte avversa, qualunque essa sia, ha attaccato l’altra seminando il panico in ogni regione.
Oggi ad ogni inviato straniero è caldamente consigliato di non rimanere nel paese finché non tornerà tranquillo, assicurano che presto tutto tornerà alla normalità ma nessuno adesso sa quale potrà essere la normalità dopo tutto questo, c’e il timore che la vendetta sarà la prima risoluzione di ogni tipo di forma di governo arriverà. Noi giornalisti non vogliamo perdere l’occasione di documentare e raccontare quello che sta succedendo, non vogliamo che l’oblio colpisce questa parte di terra sia dimenticato e riproposto in altre nazioni così simili alla bella e disgraziata Itoya.

Risposta all’intervento del del 2*/0*/****

Ryma, Itoyia 1*/1*/****
Trascrizione della risposta all’intervento del sen. Myra Stochajozzovic.

“Grazie per essere quasi tutti qui in questa seduta straordinaria ed auguriamo il meglio ad i nostri concittadini in queste ore buie.
Come portavoce del mio partito e della maggioranza vorrei fare un breve intervento per mettere fine alla battaglia di parole e dichiarazioni, più o meno vere, dette in queste settimane.
Non porterò via molto tempo ai nostri gravosi impegni, vi ringrazio fin da adesso per la pazienza.
Siamo convinti e certi che la fantomatica oscurità non sia stata portata dalle forze maggioritarie di questa nazione bensì da una biecca e gretta politica antinazionale e volta al solo fine personale. Ora siamo accerchiati da detrattori e dobbiamo essere ancora più uniti per fare in modo che la nostra non rimanga una piega nelle pagine della Storia ma sia Storia!
Continueremo sulla nostra strada, non abbiamo paura di far vedere il nostro punto di vista e, renderlo fascista solo perché abbiamo avuto il coraggio di alzare la voce e dire BASTA al vecchio marciume che circondava questo Colle. Adesso questo palazzo non è più circondato da un fossato ma è finalmente aperto alle novità del mondo. L’isolazionismo passato è un lontano ricordo e le parole del collega, settimane fa, sembravano essere uscite da una vecchia radio.

Ero giovane quando abbiamo iniziato a combattere per essere uno Stato sovrano, ero in disaccordo con molti punti dei programmi presentati dalle passate legislature eppure, adesso, sono qui a difendere a spada tratta l’attuale governo. Sono passati tanti anni da quando ho cominciato a calcare questi palcoscenici e non ho visto quello che ha visto, nella sua breve e fulminea carriera il sen. Stochajozzovic. Ho visto si un paese che è stato messo inginocchio ma l’ho visto anche rialzarsi e riprendersi. Ho visto il nostro partito e la maggioranza farsi carico delle problematiche del paese, ho visto i miei colleghi combattere insieme a me quando eravamo all’opposizione contro la vera immobilità politica rappresentata dall’attuale opposizione ed ex Governo.
Non mi piace parlare solo per farlo preferisco portare dei numeri alla mia tesi.
Prego i colleghi di smetterla con la diffamante campagna per cui tutti i risultati che abbiamo ottenuto siano stati edulcorati dal quella che è stata definita dai miei colleghi di partito cone aberramente campagna diffamatoria. Non nascondiamo nulla i dati sono pubblici ed imparziali. Non possiamo vantare risultati eccellenti ma siamo riusciti a far rimanere a galla questa nazione ed abbiamo riparato delle falle che da tanto ci facevano rischiare l’affondamento. I dati sull’occupazione sono stabili ed anzi nell’ultimo trimestre in lieve flessione ed il nostro è un paese sicuro e vogliamo renderlo ancora più con misure mirate e poco invasive per la vita quotidiana dei nostri cittadini.
Siamo in in un momento delicato sotto ogni punto di vista non solo entro i nostri confini ma ovunque, c’è paura, timore, mancanza di fiducia e i nostri colleghi dall’altro lato del Senato continuano a cercare di far crollare la fiducia del popolo nelle istituzioni ma non ce la stanno facendo e non riusciranno a fermare il nostro programma, voluto e promesso ad ogni singolo cittadino dal nostro Primo Ministro.
Sono pochi e piccoli, questa opposizione non metterà i bastoni tra le ruote alla macchina politica che ha scelto e voluto il popolo, chi lo farà sarà considerato come nemici della nazione e trattato di conseguenza, abbiamo bisogno di voltare pagina e non rimanere attaccati a chi non ha mai sfruttato l’occasione di dimostrare cosa sia governare.
Ora cominciamo a lavorare e smetteremo di farlo solamente quando avremo una soluzione soddisfacente a far ripartire ogni parte del nostro paese.
Grazie”.

Intervento

Ryma, Itoyia. 2*/0*/****
Trascrizione dell’intervento del sen. Myra Stochajozzovic.

“Ringrazio il collega relatore per l’ottimo intervento, grazie ancora.
Adesso veniamo a noi, spero di non dilungami ma sarete voi i primi a scoprirlo.
Cosa è cambiato mi chiedo? Come è avvenuto, presupponendo sia successo? Chi e perché ha avviato questo [fantomatico] processo? Quando questo è accaduto?
Sono le 5 domande che ogni giornalista so deve porre ed a cui deve dare veritiera risposta ed adesso tutti possiamo essere in grado di rispondere a queste domande per molte questioni in primis di politica ed ordine interno. Non siamo in grado di sostituirci ai professionisti dell’informazione ma possiamo, quantomeno, verificare quello che leggiamo.
Deleghiamo, invece, quasi ogni aspetto della nostra vita e pretendiamo di essere in prima linea quando le cose non vanno come pensiamo, lo facciamo solo per individualismo. Perché ci ostininiamo a voler essere ciò che non siamo? Tutto questo non fa altro che aumentare il nebuloso caos della folla dalla chiara ed ottusa visione di chi riesce ad arrivare ad un tavolo alto e per questo si crede governante. La frattura tra il vero della massa e l’egoista illusione di pochi rischia ogni giorno di più di essere insanabile. Quello che fa più preoccupare è la mancanza di voglia nel riavvicinamento, da un lato c’è ostracismo: il popolo inizia a disilludersi, il popolo sente di non essere più sovrano e di non essere degnamente rappresentato. Cosa c’è di più brutto? Siamo al limite della speranza. Quando gli ultimi non vengono aiutati ma, al contrario, si fomenta un clima d’odio e di diffidenza proprio loro in quel preciso momento diventano lo standard per misurare lo Stato.
Le parole sono sempre state tante e spese per ogni occasione, i toni vogliono instillare fiducia ma ad ascoltare bene si sentono tutte le bugie ed il menefreghismo tra un silenzio e l’altro ed in questo clima i silenzi sono davvero pochi; copriamo col rumore la verità così come si nasconde lo sporco sotto il tappeto.
Siamo ridotti a servi senza diritto di replica. Chi è stato eletto per dare voce a chi non ne ha sta fallendo miseramente, chi urla ai quattro venti che ha vinto ed ha il dovere di dare voce ai suoi elettori sta facendo lo stesso.
Odio, incompetenza e populismo questo, mi dispiace dirlo, è il terreno più fertile per quello che va contro l’articolo uno della costituzione: “[…] la sovranità appartiene al popolo”.
Oppressi che vengono oppressi ed umiliati, aiutare e sostenere chi non riesce a camminare si è trasformata in un’idea Spartana di Società.
Ora gli ultimi vengono allontanati, dimenticati e solamente quando uno di questi, indesiderato oramai, fa un gesto eclatante, solamente allora, ritorna alla ribalta il problema di chi ha disturbi mentali e/o sociali e la discussione non si focalizza mai sul risolvere il problema ma, spesso strumentalizzati da alcuni organi di informazione, diventano colpevoli e pericolosi. Quello che dovrebbe essere la punta di diamante della società diventa il problema che affossa la società.
Quello che mi domando è se questa idea può avere applicazione e ragione d’essere nella nostra vita.
Sparare a zero su chi non può difendersi non ha nulla di civile e uno Stato che si comporta in questo modo con i propri cittadini, nati od arrivati, non può definirsi tale; una, lo odio quindi scusate il termine, classe dirigente (politica ed econonomica) immobile che non vuole trovare il modo di trasformare un problema in una opportunità ai miei occhi non può più definirsi uno Stato Democratico. Avrei più considerazione se l’onesta entrasse dalle finestre di Valle Cytoro e desse la certezza di vivere in uno Stato fantoccio con forti derive fasciste. Ci fosse una dichiarazione del genere avrei più fiducia e sarei tranquillo. Combattere le ombre è un lavoro duro ma bisogna farlo e dobbiamo farlo.
Se la controparte avesse il coraggio di togliersi la maschera potremmo dirci in Democrazia ma non è così e questa situazione non fa altro che aumentare il potere di chi ha fatto dell’immobilitá e dell’ottusità lo specchio di una società che, lentamente e con meno forza di opporsi, si sta uniformando a quello che gli eventi l’hanno spinta.
La società sta cambiando di nuovo, l’ha già fatto almeno un paio di volte senza che ce ne rendessimo conto e per paura del nuovo, paura del diverso, dell’ignoto, come se il noto sia il migliore dei mondi possibili, abbiamo chiuso gli occhi e nascosti nella nostra nicchia.
Nei secoli bui dell’Europa il popolo, i sovrani e gli ultimi nella vita quotidiana non avevano paura di quello che non conoscevano, li terrorizzava molto di più quello che tutti i giorni dovevano subire o vedere e fare. Faceva paura il presente costruito dagli uomini e non quello a cui non si trovava risposta. Trovare la soluzione per lenire le sofferenze e per migliorare la propria vita fa parte della sfera dell’ignoto oramai. Siamo stati costretti e siamo stati rinchiusi nella sfera del noto come unico e solo parametro per misurare la realtà, allontanando e denigrando il diverso.
Una volta questo cieco atteggiamento sarebbe stato spiegato come una paura, la naturale reazione di fronte a ciò che non di conosce. Niente di più falso e sbagliato è stato insegnato o inculcato, quella stessa paura fa in modo che l’immobilità del presente sia la sola unica e vera coscienza possibile. Parlo di coscienza e non di realtà proprio perché è questo il fine ultimo di chi ha cuore mantenere questo status quo. La realtà dovrebbe camminare di pari passo con la coscienza dell’individuo ma nel momento in cui la parola massa è stata associata a popolazione l’individuo ha iniziato a smettere di essere parte di un meccanismo politico e sociale fondamentale in una nazione che si vuole definire sovrana ed emancipata.
Per inciso quello che da più fastidio è parlare di uno stato sovrano come di un adolescente in preda agli ormoni. Allarga le spalle per farsi rispettare e china il capo per briciole e menzogne ed in tutto questo siamo alla mercè di chi occupa gli scranni e ci usa come un qualcosa “da domare” (di hitleriana memoria). Siamo ormai spersonalizzati non solo nella rappresentazione parlamentare ma, con maggior timore, anche nella sfera personale. Stiamo perdono la critica e preoccupatamente cominciamo a parlare come la TV ( facebook, twitter etc). Non voglio criticare il mezzo ma l’uso che doveva essere fatto. Universale, invece siamo arrivati al momento in cui i pensieri cambiano e durano un tweet, le convinzioni fino al prossimo post e noi fino a quando riusciremo a sopportare il pressappochismo che dilaga.
Sono scettico, per la prima volta dopo dieci anni, temo che abbiano più forza fuori da questo luogo i vostri fischi che le mie parole. Quello che mi fa piangere è sapere che avete, quasi, vinto. È aberrante rendersi conto di quello che in silenzio e deliberatamente ha fatto questa Camera. Avete, sorridendo, affossato ogni tipo di dissidenza, come se una parola possa fare così paura ed avete ridotto a pagliacciata ogni idea che non avesse portato beneficio ad almeno uno dei presenti in Aula, gli altri sono già in mare aperto e glielo faremo sapere al primo porto sicuro.
La sicurezza ci è tanto cara, vi è tanto cara. Chi ha solo polvere non ha nulla da temere, sarebbe bello fosse così ma oggi chi meno ha a più da temere. Questa dovrebbe essere la politica di protezione dei confini e dei cittadini?
È vero, cosa sia veramente un confine lo abbiamo dimenticato nel Risorgimento, quegli stessi stessi confini dove deponiamo fiori per i morti che una volta l’anno ricordiamo senza sapere il perché. Combattevano quegli uomini e quelle donne per proteggere gli ideali al di qua delle Erphy. I confini esistevano per dividere chi aveva già capito che il motto ” egalité, fraternité, liberté” era la strada giusta per uniformare l’umanità ed espiare i peccati passati. Abbandonare l’odio per abbracciare l’umana Giustizia, l’unica in grado di avvicinare l’uomo a qualsiasi Dio egli senta.
Vi vedo spaesati e con le gambe tremolanti, la pausa pipì non ci sarà, voglio un Onorevole pisciato addosso alla fine di quest’intervento!”.

“Ora che la calma è tornata posso continuare e concludere e, vi avverto, non vi piacerà.
Visto la piega che ha preso quest’intervento non terrò alcun pelo sulla lingua.
Per iniziare saluterò i miei cari perché presto sarò una delle vittime dello Stato. Dove lo Stato non è più parte lesa ma mandante che commmisiona l’omicidio per mantere puliti gli ingranaggi di una macchina che non è più in mani sicure. Mai lo Stato è in pericolo come in questi giorni, i meccanismi delicati della democrazia sono stati dati in mano a chi credeva che l’unità, nazionale prima ed europea dopo, sia uno strumento per accrescere il potere locale, piuttosto che nazionale, e continuare a compiere il falso destino di uno stivale spaiato. È quello che siamo: incompiuti incapaci di capire che l’altro stivale siamo noi.
Abbiamo persone dentro e fuori i confini sia nazionali che europei in cerca di condizioni di vita migliori ed alla disperazione noi rispondiamo con l’isolamento, chiudiamo i porti e siamo diventati sordi alle richieste d’aiuto: così facendo stiamo perdendo la nostra umanità. Ben più grave è perdere l’opportunità di affrontare un problema e risolverlo. Perdere l’opportunità di dimostrare che quello che definiamo mondo libero e civiltà sia veramente tale e non l’eco di libertà in una stanza vuota.
Mi domando se siamo veramente questo: siamo davvero così vuoti ed incapaci di pensare oltre la nostra vita? Parlate di muovervi per rendere migliore il mondo ai nostri figli ma la verità è che non esisteranno figli che potranno vivere e convivere quando noi, presenti in quest’aula, saremo parte dell’ossario di Stato. Stiamo seminando semi sterili mentendo dicendo di fare il meglio mentre il meglio rimane sempre per noi e solamente noi.
Gli sprazzi di buon senso non sono qualcosa che possiamo permetterci in questi giorni grigi, dovrebbe essere un’inondazione ma la maggior vittoria di questo Governo è stata quella di riuscire a distanziare chi non la pensasse come lui. È stato bravo chi ha pensato a questo ed a capire che l’indecisione non deve essere cambiata, abbracciata o derisa, per la vittoria politica serve la capacità di non fare nulla recitando la parte dell’indaffarto. Si è fatto in modo che buona parte dell’elettorato rimasse in casa ancora, come la notte pre elettorale fantozziana, diviso tra idee obsolete e voli pindarici del candidato di turno. Far rimanere a casa quelle persone ha fatto in modo che rimanessero isolati con le loro convinzioni lontani da ogni tipo di dibattito politico; unico porto franco il bar, al mattino, dove l’unico scambio di battute tra uguali ma non egualmente rappresentati, quando si tratta di decidere l’incomprensibile, si svolge tra una battuta ed un caffè. Sarebbe l’idillio di Athene ma siamo a Ryma.
Siamo diventati questo, cari colleghi, degli alieni che non hanno il coraggio di affrontare il confronto con chi è stato abbandonato legislatura dopo legislatura.
Stiamo accumulando problemi senza risolvere nemmeno quello che è stato urlato in campagna elettorale ed è stato fertile terreno per i voti. Promesse e loro mantenimento devono essere una soluzione e non una scusa per tappare un buco e crearne un altro. Fare questo vuol dire cercare di iniziare ad ancorarsi ad una posizione inadatta a chi vuole fare politica. Fare questo è l’inizio della fossilizzazione sociale ed è proprio questo l’obbiettivo di ha promesso di cambiare le vecchie convinzioni così ostili al nuovo che verrà.
Niente di nuovo è all’orizzonte, con questi alisei è più vicina la tempesta che la terra.
Quest’intervento non l’ho richiesto per cercare di avvicinare qualche esponente laterale al nostro schieramento ma l’ho fatto perché è diventato, per me, necessario per mettere nero su bianco ed impresso a colori sul canale della Camera le mie preoccupazioni di fronte alla deriva cieca che sta prendendo quest’assemblea.
Siamo un’assemblea di liberi cittadini eletti per fare il meglio per le ragioni dello Stato ma abbiamo smesso di ascoltare la Nazione ad i suoi primi vagiti. Siamo stati una madre disattenta che fa in modo di ribaltare la verità per giustificare le sue azioni passate e presenti.
Spero di essere presto smentito, grazie della pazienza colleghi.
Ho concluso”.